Roma, vigilante uccide ladro in fuga: arresto per omicidio volontario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Antonio Micarelli, 56 anni, guardia giurata con anni di esperienza, è finito in manette con l’accusa di omicidio volontario dopo aver ucciso un ladro in fuga lo scorso 6 febbraio. La ricostruzione dei fatti, basata sulle immagini delle telecamere di sorveglianza e su una consulenza balistica, ha portato il gip a emettere un’ordinanza di arresto, ritenendo che l’atto non rientrasse nella legittima difesa, come invece sostenuto dall’indagato.

Il video, della durata di appena sessanta secondi, mostra una scena che ricorda un Far West. Micarelli, impugnando una pistola, cammina avanti e indietro nel piazzale di una palazzina in via Cassia, inseguendo un gruppo di ladri in fuga, alcuni a piedi, altri in auto. Dopo aver sparato dieci colpi, di cui i primi due a vuoto, uno ad altezza d’uomo e l’altro contro la vettura, il vigilante si avvicina ulteriormente al fuggitivo, Antonio Ciurciumel, e lo colpisce al volto, uccidendolo.

Secondo il gip, la dinamica dimostrerebbe una volontà omicida, evidenziata dal fatto che Micarelli si sia portato a distanza ravvicinata prima di aprire il fuoco ripetutamente, a braccio teso e ad altezza d’uomo. “Quel che appare ancora più grave”, si legge nell’ordinanza, “è la circostanza che l’indagato abbia agito con modalità che escludono l’ipotesi della legittima difesa”.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, hanno fatto affidamento non solo sul video, ma anche sulla consulenza balistica, che ha confermato come i colpi siano stati esplosi con l’intento di colpire il fuggitivo. Micarelli, che aveva sempre sostenuto di aver agito per proteggere sé stesso e i beni della zona, si trova ora a dover affrontare un processo per omicidio volontario.

L’episodio, avvenuto in una delle principali arterie di Roma, ha riacceso il dibattito sui limiti dell’uso della forza da parte delle guardie giurate, chiamate a garantire la sicurezza senza oltrepassare i confini della legge. Tuttavia, il caso di Micarelli sembra non lasciare spazio a dubbi: le immagini e le perizie parlano chiaro, delineando una condotta che va ben oltre la difesa personale.

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