Netflix taglia il 6% della forza lavoro: quasi mille posizioni in meno nel più grande ridimensionamento dal 2022
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Redazione Economia
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Netflix si prepara a eliminare circa mille posti di lavoro nel mondo, pari al 6% della sua forza lavoro complessiva. L'annuncio è arrivato mercoledì mattina attraverso una email interna inviata ai dipendenti dai co-amministratori delegati Greg Peters e Ted Sarandos, come riportato dal Wall Street Journal. Si tratta del più consistente round di licenziamenti dall'azienda di Los Gatos dal 2022, quando la piattaforma tagliò circa 450 posizioni dopo aver registrato la prima perdita trimestrale di abbonati in oltre un decennio.
I tagli colpiranno in modo particolare i team di prodotto, tecnologia, ufficio legale e risorse umane, settori considerati non direttamente legati alla produzione di contenuti. Nella comunicazione ai dipendenti, i due co-amministratori delegati hanno spiegato che la decisione nasce dalla necessità di essere «disciplinati su dove diamo priorità alle nostre persone e risorse», pur ribadendo che l'attività aziendale resta «solida e in crescita» e che gli obiettivi per l'intero anno fiscale sono confermati.
Un contesto di crescita rallentata
La riduzione dell'organico arriva in un momento delicato per il colosso dello streaming, che a fine 2025 contava circa 16.000 dipendenti a tempo pieno nel mondo. Nel primo semestre del 2026 gli utenti hanno guardato oltre 97 miliardi di ore di contenuti, con un incremento di appena il 2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre i costi per la produzione e la distribuzione sono cresciuti di circa l'11%.
Il rallentamento dell'engagement – il tempo che gli abbonati trascorrono sulla piattaforma – è diventato una delle principali preoccupazioni per gli investitori.
Sul fronte dei ricavi, il secondo trimestre fiscale ha registrato un fatturato di 12,56 miliardi di dollari, in aumento del 13% su base annua, con un utile di 3,4 miliardi. Le previsioni per il terzo trimestre indicano però un'ulteriore decelerazione, con una crescita attesa all'11,7%. Le azioni della società hanno perso terreno dall'inizio dell'anno, riflettendo i dubbi degli analisti sulla capacità di Netflix di sostenere il ritmo di espansione che l'ha resa dominante nel mercato dello streaming.
La concorrenza per il tempo degli spettatori
La pressione competitiva si è intensificata su più fronti. YouTube, con i suoi contenuti gratuiti generati dagli utenti, sottrae quote crescenti di attenzione, mentre Paramount Skydance ha completato l'acquisizione di Warner Bros Discovery per 110 miliardi di dollari, consolidando ulteriormente il panorama dei media. Netflix aveva partecipato alla gara per le attività cinematografiche e di streaming del gruppo, ma era stata superata dall'offerta concorrente.
Secondo Ross Benes, analista di eMarketer, l'azienda non è ancora riuscita a trovare «un'altra linea di ricavi principali» oltre agli abbonamenti, che si avvicinano a un possibile tetto di mercato.
Per diversificare le entrate, Netflix ha investito in un piano pubblicitario, nella programmazione in diretta e nei videogiochi, con risultati alterni. Ad agosto la società ha chiuso lo studio di sviluppo Night School Studio e ha annunciato la prossima chiusura di Moonloot, la sede di Helsinki dedicata ai giochi. I licenziamenti annunciati questa settimana riguardano anche figure di livello dirigenziale nella divisione televisiva, tra cui Lisa Lang McMullen, Andrew McQuinn e Carolina Garcia, oltre a manager dei team serie originali e animazione per adulti.
La presentazione dei conti trimestrali, attesa per la prossima settimana, offrirà un primo quadro di come la nuova struttura organizzativa intende rilanciare la crescita.
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