Tragedia a Vigodarzere, un morto e un intossicato dal monossido di carbonio in un appartamento di lavoratori
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Redazione Interno
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È accaduto tutto nel silenzio di una serata qualunque, quella di mercoledì 25 febbraio, quando in un appartamento al secondo piano di una palazzina di via Villa Laura a Pontevigodarzere, nel comune di Vigodarzere, il monossido di carbonio ha trasformato il sonno in una trappola mortale. La scoperta, intorno alle 20.15, è stata fatta da un coinquilino – uno dei diversi lavoratori stranieri che condividono quegli spazi – il quale, non riuscendo a mettersi in contatto con i due amici, ha lanciato l’allarme temendo che fosse successo qualcosa di grave. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, i carabinieri della stazione di Vigodarzere e il personale sanitario del Suem 118, e il loro ingresso nell'abitazione ha rivelato una scena drammatica: due uomini giacevano a letto, uno ancora in vita seppur in condizioni critiche, l’altro, un cinquantenne di nazionalità nigeriana di nome Magnus Amandiogu Iheanacho, purtroppo già privo di sensi e senza segni vitali -2. I soccorritori, dopo aver arieggiato immediatamente i locali per evitare ulteriori intossicazioni, hanno potuto solo constatare il decesso per il primo, mentre il secondo, un uomo di 54 anni, è stato stabilizzato e trasportato d'urgenza in ospedale.
La dinamica e i soccorsi
Le prime ricostruzioni, che gli inquirenti stanno verificando con gli accertamenti tecnici affidati ai vigili del fuoco, indicano come causa probabile della tragedia il malfunzionamento di una stufetta portatile, verosimilmente utilizzata dai due operai per riscaldare la stanza durante il riposo notturno dopo una giornata di lavoro. La combustione difettosa dell’apparecchio, forse una stufa a gas o a cherosene, avrebbe generato il monossido, un gas inodore e incolore che, una volta inalato, si lega all’emoglobina impedendo al sangue di trasportare ossigeno agli organi vitali. I due uomini, addormentatisi accanto a quell’innocuo quanto letale dispositivo, non hanno avuto scampo: il primo è deceduto nel sonno senza alcuna percezione del pericolo, mentre il collega, che occupava la branda accanto, è stato trovato in fin di vita e ora si trova ricoverato in Terapia intensiva in condizioni definite disperate, con i medici che ne seguono l’evoluzione clinica ora dopo ora. I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte per mettere in sicurezza l'area, disattivando l'impianto elettrico e bonificando le stanze per eliminare ogni residuo di gas, mentre la strada antistante la palazzina è stata transennata per consentire le operazioni.
L’allarme e la comunità dei lavoratori
A fare la scoperta, come detto, è stato uno degli altri inquilini dell'appartamento, il quale, insospettito dal silenzio e dalla mancata risposta alle chiamate, ha allertato i numeri di emergenza. Quando i soccorritori sono entrati nell'abitazione, si sono trovati di fronte a una concentrazione di monossido tale da rendere l'aria irrespirabile, un dato che conferma l'elevata tossicità dell'ambiente nel giro di poche ore. Altri occupanti dell'immobile, accorsi sul posto dopo aver appreso la notizia, hanno vissuto momenti di forte sconvolgimento, radunandosi dietro le transenne mentre i tecnici operavano per mettere in sicurezza lo spazio. Il pubblico ministero di turno, informato dell'accaduto, ha concesso il nulla osta per la rimozione della salma, che è stata trasferita all'istituto di medicina legale in attesa di eventuali disposizioni per l'autopsia, un passaggio che sarà deciso nelle prossime ore per chiarire ogni aspetto relativo alle cause del decesso.
Un fenomeno silenzioso e ricorrente
La vicenda di via Villa Laura non costituisce, purtroppo, un episodio isolato. Ogni anno, specialmente durante la stagione invernale, il ricorso a sistemi di riscaldamento alternativi o improvvisati, spesso non sottoposti a una corretta manutenzione, provoca intossicazioni e decessi per monossido di carbonio. La pericolosità di questo gas, che si diffonde nell'ambiente senza dare segno di sé, rende fondamentale la prevenzione attraverso l'installazione di rilevatori specifici e il controllo periodico degli impianti. Gli inquirenti, al momento, concentrano le loro verifiche sulla stufetta presente nella stanza, il cui funzionamento difettoso sarebbe all'origine della fuga letale: un gesto quotidiano, quello di accendere una fonte di calore per contrastare il freddo, che si è trasformato in una trappola mortale per i due lavoratori, togliendo la vita a uno di loro e gettando nell'angoscia l'amico e collega sopravvissuto, che ancora lotta tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva.




