Pakistan accusa l'India di aver attaccato cinque località: "È un atto di guerra"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra India e Pakistan, già alle stelle dopo il massacro di 26 turisti indiani in Kashmir lo scorso aprile, è esplosa in una nuova escalation militare. Islamabad ha denunciato un attacco missilistico su cinque aree sotto il suo controllo, definendolo "un atto di guerra" e promettendo una risposta. Da parte sua, New Delhi giustifica l’operazione Sindoor – lanciata nella notte del 6 maggio – come rappresaglia per l’eccidio di Pahalgam, dove un commando armato, nascosto tra i boschi himalayani, aveva ucciso decine di civili inermi, tra cui coppie in viaggio di nozze.

Le autorità indiane sostengono di aver colpito nove basi utilizzate da The Resistance Front, gruppo che – secondo i servizi segreti di Delhi – gode del sostegno logistico del Pakistan. Sebbene Islamabad neghi ogni coinvolgimento, l’India ha replicato con una dimostrazione di forza senza precedenti, mirando anche a obiettivi nella porzione di Kashmir amministrata dai pakistani. Una mossa che rischia di innescare un conflitto aperto tra due potenze nucleari, divise da settant’anni di ostilità mai sopite.

Donald Trump, intervenuto sulla crisi, ha bollato l’operazione militare indiana come "una vergogna", ammettendo però di esserne venuto a conoscenza solo poco prima di un incontro pubblico. "Spero solo che finisca molto presto", ha aggiunto il presidente Usa, senza approfondire possibili mediazioni. Intanto, il vice ministro degli Esteri iraniano Araghchi è atteso a Delhi dopo una tappa a Islamabad, in un tentativo – per ora vago – di smorzare la crisi.

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