Gran Bretagna invoca dialogo tra India e Pakistan, mentre la crisi del Kashmir riaccende timori nucleari
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Redazione Esteri
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Il premier britannico Keir Starmer, intervenendo in Parlamento, ha ribadito l’impegno del Regno Unito a sostenere la de-escalation tra India e Pakistan, esortando entrambi i governi a «dar prova di moderazione» e ad avviare un confronto diretto. «La protezione dei civili deve essere prioritaria», ha aggiunto, senza tuttavia avanzare proposte concrete oltre alla richiesta di una soluzione diplomatica. Le sue parole giungono in un momento di tensione crescente, alimentata da decenni di conflitti irrisolti e dalla recente escalation militare.
Quello che separa Nuova Delhi e Islamabad non è una semplice disputa territoriale, ma un conflitto radicato in divisioni storiche, religiose e politiche che risalgono alla Partizione del 1947. Se allora la spartizione del subcontinente indiano generò violenze inaudite, oggi la posta in gioco è ancora più alta: entrambi i Paesi dispongono di arsenali nucleari, e il rischio che una crisi locale degeneri in uno scontro più ampio non può essere ignorato. Il Kashmir, conteso da settant’anni, rimane la miccia pronta a innescare una reazione a catena.
Mercoledì scorso, l’India ha condotto una serie di raid aerei nel territorio controllato dal Pakistan, definendoli una risposta all’attentato di Pahalgam dello scorso aprile, in cui persero la vita 26 civili. L’operazione, battezzata “Sindoor”, ha colpito quelle che Nuova Delhi descrive come «basi terroristiche», ma Islamabad ha respinto ogni accusa di coinvolgimento nell’attacco iniziale, denunciando invece una violazione della sovranità nazionale. La retorica si è immediatamente inasprita, con entrambi gli schieramenti che si accusano reciprocamente di alimentare il terrorismo.




