Pakistan autorizza forze armate a "azioni corrispondenti" dopo l'attacco indiano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra India e Pakistan, che da settant’anni si contendono il Kashmir, ha raggiunto un nuovo apice dopo l’attacco sferrato da Nuova Delhi in territorio pakistano. Shehbaz Sharif, primo ministro di Islamabad, ha dichiarato che le forze armate sono state «autorizzate a intraprendere azioni corrispondenti», citando l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che garantisce il diritto alla legittima difesa. «Il Pakistan – si legge in una nota del suo ufficio – risponderà nel momento, nel luogo e nel modo che riterrà opportuno, per vendicare la perdita di vite innocenti e la violazione della sua sovranità».

L’India, da parte sua, ha giustificato l’operazione come una «risposta precisa e contenuta» contro «campi terroristici noti», negando di aver colpito obiettivi civili o militari. Fonti governative parlano di nove siti presi di mira, sebbene Islamabad contesti queste affermazioni, denunciando invece un’aggressione ingiustificata.

Quello che sta accadendo non è che l’ultimo capitolo di una rivalità che affonda le radici nel 1947, quando la partizione del British Raj divise il subcontinente lungo linee religiose, lasciando ferite mai rimarginate. Oggi, due potenze nucleari – con quasi due miliardi di abitanti complessivi – si fronteggiano in una crisi che rischia di sfuggire al controllo.

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