Borse europee in rimbalzo col calo del petrolio, bene banche e Milano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’avvio di seduta sui mercati azionari del Vecchio continente ha invertito la rotta rispetto ai toni pesanti dei giorni scorsi, registrando un deciso rimbalzo che ha trovato il suo principale carburante nel brusco arretramento del prezzo del petrolio e in alcune dichiarazioni arrivate oltreoceano. La sensibile flessione del costo del greggio, un movimento che gli operatori hanno collegato direttamente alle parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha infatti ridotto le tensioni inflazionistiche che avevano appesantito gli indici nelle sedute precedenti. Il greggio, dopo aver sfiorato e in qualche caso superato quota 119 dollari al barile, ha subito una violenta correzione che lo ha riportato a ridosso della soglia psicologica dei 90 dollari, con il Brent scambiato intorno a 93 dollari e il West Texas Intermediate attorno a 87 dollari. Questo arretramento, descritto da alcuni analisti come un movimento tecnico significativo capace di disegnare un possibile tetto massimo di breve periodo, è stato innescato dalla prospettiva di una de-escalation del conflitto in Medio Oriente, prospettiva che ha immediatamente allentato il premio al rischio inCorporato nelle quotazioni delle materie prime energetiche.

Parallelamente al petrolio, anche il prezzo del gas naturale ha registrato un netto calo, proseguendo un trend che ha portato il future TTF di Amsterdam a perdere oltre il 12%, con quotazioni scese attorno a 49 euro al megawattora, un livello che, pur rimanendo elevato in prospettiva storica, rappresenta un significativo arretramento dai massimi toccati nei giorni precedenti. La discesa del gas, che in alcuni momenti della mattinata ha toccato punte del 14,5% portandosi a 48,26 euro, è stata interpretata come una diretta conseguenza delle dichiarazioni di Trump, il quale ha affermato che la guerra in Medio Oriente potrebbe concludersi molto presto, alimentando la speranza di una rapida riapertura dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, fondamentale via d'acqua per il trasporto del Gnl dal Qatar. Nonostante l'ottimismo, permangono elementi di cautela legati alle posizioni della controparte iraniana, che hanno impedito un calo ancora più marcato.

Piazza Affari guida i rialzi con il settore bancario in luce

In questo mutato contesto macroeconomico, le Borse europee hanno aperto la seduta con decisi progressi percentuali, trovando nel comparto creditizio il traino principale. Milano e Madrid si sono poste alla guida del rimbalzo, con il Ftse Mib che ha sovraperformato grazie agli acquisti concentrati sui titoli bancari, i più penalizzati nelle sedute di vendita precedenti dal timore di una stagnazione prolungata. Francoforte ha guadagnato oltre due punti percentuali, sostenuta anche dalle previsioni di ripresa operative di alcuni colossi automobilistici, mentre Parigi e Londra hanno seguito il trend con rialzi superiori al punto e mezzo percentuale, seppur con intensità minore rispetto alla piazza italiana e spagnola. La rotazione settoriale è apparsa evidente: i capitali si sono spostati dai comparti che avevano beneficiato dell'incertezza geopolitica, come la difesa e l'energia, verso settori più ciclici e legati al credito.

All'interno di Piazza Affari, la performance di UniCredit ha catalizzato l'attenzione degli investitori, con il Titolo che ha segnato un progresso superiore al cinque per cento, in controtendenza rispetto ai valori di Eni e Leonardo, rimasti in territorio negativo. Il forte apprezzamento del titolo guidato dall'amministratore delegato Andrea Orcel è stato accompagnato da rinnovata fiducia da parte del mondo degli analisti: Barclays ha ribadito la raccomandazione positiva (definita "Overweight" o "Buy") con un prezzo obiettivo di 88,90 euro, suggerendo che le recenti flessioni fossero da attribuire più a un atteggiamento di avversione al rischio generalizzato che a un deterioramento dei fondamentali della banca. L'intero settore del credito ha beneficiato di questo rinnovato interesse, con Mediobanca, Bper e Mps che hanno registrato aumenti percentuali a due cifre o poco sotto, dimostrando come il calo delle tensioni sui prezzi delle materie prime possa tradursi in un immediato sollievo per i titoli a maggiore sensibilità al ciclo economico e al costo del denaro.

Lo spread in calo e l'oro in rialzo in un clima di distensione controllata

Il clima di moderato ottimismo ha trovato riscontro anche sul fronte del debito sovrano, con lo spread tra Btp e Bund che ha mostrato un sensibile miglioramento, scendendo a 68 punti base e registrando un decremento di 8 punti nella sola mattinata. Il rendimento del decennale italiano si è attestato attorno al 3,51%, beneficiando della minor avversione al rischio e delle prospettive di una normalizzazione del quadro geopolitico. Il calo del prezzo del petrolio, riducendo le pressioni inflazionistiche di breve termine, potrebbe infatti influenzare le prossime mosse delle banche centrali, rendendo meno aggressive le politiche monetarie restrittive e sostenendo così i titoli di stato dei paesi più indebitati. La diminuzione del differenziale di rendimento con la Germania rappresenta un segnale di fiducia da parte degli investitori internazionali verso il panorama italiano, spesso il primo a soffrire in fasi di turbolenza.

Contrariamente al movimento dei titoli azionari e obbligazionari, l'oro ha continuato la sua corsa, avanzando ulteriormente oltre la soglia dei 5.100 dollari l'oncia. Il metallo prezioso, nonostante il calo delle tensioni belliche, mantiene saldamente la sua attrattiva come bene rifugio e come copertura contro l'inflazione, una minaccia che, sebbene allontanata nel brevissimo termine dal ribasso dell'energia, rimane una preoccupazione di fondo per i mercati globali. Il dollaro americano, dal canto suo, si è mantenuto sostanzialmente stabile sull'euro, con il cambio attestato a 1,165, in attesa di ulteriori sviluppi concreti sul fronte diplomatico. Le parole di Trump hanno indubbiamente rotto gli equilibri precedenti, ma i trader, memori della volatilità degli ultimi anni, sembrano attendere riscontri fattuali prima di scommettere su un trend più strutturato e duraturo.

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