Gualtieri: «Roma, ora la sfida vera è l’autonomia. Via le maglie di partito»
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Redazione Interno
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«La vera sfida comincia ora». Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, non nasconde la portata storica del disegno di legge costituzionale che, approvato in Consiglio dei ministri, riconosce alla Capitale potestà legislativa e autonomia finanziaria. Un traguardo raggiunto, sottolinea, grazie a un metodo «condiviso» con governo e Regione Lazio, superando le tradizionali divisioni politiche. Ma il lavoro, avverte, è solo all’inizio: «Il Ddl dovrà viaggiare in parallelo con la legge ordinaria che dovrà sostanziare questa autonomia, individuando le risorse necessarie».
Il testo, frutto di un’intesa trasversale che ha coinvolto maggioranza e opposizione, attribuisce a Roma competenze esclusive su undici materie – dai trasporti locali all’edilizia pubblica – finora gestite dalla Regione. Una svolta che, nelle intenzioni del governo Meloni e del ministro alle Riforme Casellati, collocherà la Capitale sullo stesso piano delle grandi metropoli europee. Ma non tutti, però, guardano alla riforma con lo stesso entusiasmo.
In Veneto, ad esempio, il presidente Luca Zaia – leghista ma da tempo in frizione con il partito – ha rivendicato con toni decisi un trattamento analogo per Venezia, città che, a suo dire, «merita attenzione speciale per la sua unicità». Una richiesta che riecheggia decenni di battaglie portate avanti dai sindaci lagunari, a prescindere dal colore politico. Zaia, del resto, è un nome che circola con insistenza per la corsa a Palazzo Ferro Fini, ma anche per un eventuale rilancio alla guida del Comune di Venezia.
La riforma, intanto, divide non solo geograficamente, ma anche culturalmente. C’è chi, come il giornalista Merlo, osserva come destra e sinistra abbiano trovato un’insolita convergenza sul tema, trasformando Roma in un «unicum istituzionale» con un «supersindaco» paragonabile a quello di altre capitali mondiali. Altri, però, temono che il trasferimento di poteri – se non accompagnato da adeguati finanziamenti – rischi di tradursi in un ulteriore carico burocratico senza reali benefici per i cittadini.




