Sandokan, il successo tra ascolti e polemiche: si pensa già al sequel

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima puntata del nuovo Sandokan, quella andata in onda in prima serata su Rai 1, ha spazzato via ogni dubbio sugli ascolti, confermandosi come un evento televisivo di massa. Con ben 5 milioni e 755mila spettatori e uno share che sfiora il 34%, la serie ha costruito un appuntamento "largo", capace di attrarre fasce di pubblico molto diverse tra loro, unendo spettatori giovani e meno giovani in quella che si configura come una rara occasione di visione intergenerazionale. L’onda del successo, del resto, non si è fermata, considerando che il secondo episodio ha ulteriormente consolidato i numeri, raggiungendo una media di 6,2 milioni di telespettatori e mantenendo una quota del 32,9%, staccando di una ventina di punti di share la diretta concorrenza sull’altro network. Un risultato forse inatteso per gli stessi vertici Rai, il quale dimostra come l’offerta generalista, quando punta su un prodotto di ampio respiro e di riconoscibile brand, possa ancora catalizzare l’attenzione di milioni di persone.

La macchina del sequel è già in moto

In questo clima di trionfo audienziale, non sorprende che la macchina produttiva giri già a pieno regime per pensare a un seguito. Le dichiarazioni dei produttori non lasciano spazio a interpretazioni: le riprese di una seconda serie, tratta ancora una volta dai romanzi di Emilio Salgari, inizieranno nel corso della prossima primavera o al più tardi in estate. Un progetto ambizioso, che intende sfruttare il momentum creato dall’esordio trionfale e che vedrebbe nuovamente Can Yaman nei panni della Tigre della Malesia, a quasi mezzo secolo di distanza dall’indimenticata – e oggi oggetto di accesi confronti – versione Rai del 1976 con Kabir Bedi. Lo stesso Bedi, secondo quanto riportato, si sarebbe detto fan del nuovo adattamento, un dettaglio non trascurabile in un panorama dove il confronto con il classico è diventato uno dei temi centrali del dibattito online.

Le critiche e l'ombra del confronto con il passato

Proprio il confronto con il mito televisivo degli anni Settanta, infatti, rappresenta l’altro volto della medaglia di questo successo. Parallelamente ai dati d’ascolto stellari, il nuovo Sandokan è stato infatti sommerso da una valanga di critiche sui social network, dove una parte del pubblico, fortemente nostalgica, ha difeso a spada tratta la versione storica. Il leitmotiv di queste proteste virtuali si può riassumere in un “non toccateci Kabir Bedi”, espresso da chi ritiene la serie del ’76 “tutta un’altra cosa”, inarrivabile per atmosfere e interpretazione. Una polemica che, se da un lato testimonia l’affetto duraturo per un prodotto culturale divenuto iconico, dall’altro oscura spesso il merito dell’operazione contemporanea, costringendola a un paragone che, per sua natura, risulta impari e condizionato dal sentimento.

La vita privata della star, un'ossessione popolare

A completare il quadro di un fenomeno televisivo che travalica lo schermo, contribuisce la smisurata popolarità del protagonista, Can Yaman, ormai star internazionale con milioni di fan in tutto il mondo. Una popolarità che si estende ben oltre il suo lavoro d’attore, focalizzandosi in maniera ossessiva sulla sua sfera personale. La domanda ricorrente – “è ancora fidanzato?” – riecheggia continuamente tra il suo pubblico, insieme a tutte le speculazioni sul tipo di relazione che potrebbe vivere, se si tratti di un’avventura o di una storia seria. Curiosità peraltro lecite quando si parla di una celebrità del suo calibro, ma che l’interessato ha sempre gestito con riserbo, cercando di mantenere una netta separazione, per quanto possibile, tra la figura pubblica e l’uomo privato.

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