L'incontro dei due Sandokan a Sanremo, Bedi a Yaman: "Sei un degno successore"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il palco del Teatro Ariston, luogo per antonomasia della musica leggera italiana ma anche, spesso, di incontri generazionali dal sapore inaspettato, ha ospitato nella sua prima serata un passaggio di testimone che attraversa cinque decenni di immaginario collettivo. Da un lato Kabir Bedi, l’attore indiano ottantenne che nel 1976, per la regia di Sergio Sollima, prestò il suo volto scuro e i suoi occhi penetranti alla Tigre della Malesia in uno sceneggiato capace di incollare davanti al piccolo schermo venti milioni di telespettatori a puntata; dall’altro Can Yaman, trentaseienne divo turco, che della stessa tigre ha recentemente indossato i panni nel remake andato in onda su Rai1, riscuotendo un notevole successo di pubblico e consacrandosi definitivamente come sex symbol internazionale -2-7. La "carrambata", come ama definirla il conduttore Carlo Conti, è stata l’occasione per celebrare il mezzo secolo esatto dalla messa in onda del primo storico episodio, un anniversario che la Rai non poteva lasciarsi sfuggire.
L’ingresso di Bedi sul palco è stato accolto da un’ovazione, e le sue prime parole sono state un ringraziamento diretto al pubblico italiano, quel pubblico che lo ha reso un mito: "Grazie per il vostro amore, per il rispetto che mi avete dato in 50 anni" ha esordito, visibilmente emozionato, ancor prima di scendere la scalinata che lo portava accanto ai conduttori -2. Al suo fianco, Can Yaman ha atteso il momento del confronto con la postura di chi sa di raccogliere un’eredità pesante, fatta di fascino senza tempo e di lotte contro pirati e tigri di cartapesta. Ed è stato proprio l’attore turco, fedele a un’usanza del suo paese, a compiere un gesto dal forte valore simbolico: presa la mano di Bedi, l’ha portata alla fronte, in un segno di profondo rispetto e riconoscenza verso il maestro, un gesto noto come "el öpmek" che in Turchia si riserva agli anziani o alle persone che si stimano particolarmente -1-7.
Il confronto tra due epoche e la gag su "Carlokan"
L’incontro, però, non è stato solo una celebrazione formale. Bedi, con la schiettezza di chi ha fatto la storia della televisione, non si è sottratto a un confronto critico tra le due versioni. Dopo aver elogiato Yaman definendolo "un degno successore" e aver ricordato come Sandokan sia una figura iconica che merita rispetto al di là delle interpretazioni, l’attore indiano ha voluto sottolineare le differenze sostanziali nella scrittura -1. "La nuova serie ha una storia completamente diversa dalla mia", ha commentato, "ed è stato piacevole e affascinante vedere come hanno cambiato le storie di tutti i personaggi. Ma era un po’ strano vedere James Brooke innamorarsi di Marianna: io preferisco la storia d’amore del mio Sandokan" -1. Un’osservazione, quella sull’acerrimo nemico Brooke, che ha rivelato quanto il remake abbia osato nel rimescolare le carte dei romanzi di Salgari, allontanandosi dalla trama originale che tutti ricordano.
A spezzare la tensione emotiva e critica ci ha pensato la comicità, con Laura Pausini che ha lanciato una gag destinata a fare il giro dei social: la presentazione del nuovo, improbabile Sandokan. Sul maxischermo è apparsa l’immagine di Carlo Conti truccato e vestito con il caratteristico costume del pirata di Mompracem, ribattezzato all’istante "Carlokan" -1-2. La battuta ha scatenato l’ilarità in sala e sul palco, con Yaman che, raccogliendo lo scherzo, ha subito avvertito il conduttore: "Dovrai allenarti tantissimo, io posso fare il conduttore nel mentre" -1. Un momento leggero che ha stemperato la carica emotiva del confronto, riportando il Festival alla sua natura di varietà.
La tigre e la sua difesa, tra effetti speciali e messaggi ecologisti
Durante il dialogo, la regia ha mandato in onda un estratto della celebre scena del combattimento con la tigre, quella della versione del ’76, con Bedi che si lanciava acrobaticamente sull’animale in una sequenza che, vista con gli occhi di oggi, appare inevitabilmente datata negli effetti. Il confronto con la tigre digitale del remake di Yaman era implicito, e Carlo Conti non ha potuto esimersi dal commentare la differenza tecnologica, scherzando sul fatto che "nessuna tigre è stata maltrattata per realizzarle" -2. Kabir Bedi ha colto la palla al balzo per deviare il discorso su un tema a lui caro, lanciando un messaggio che andava oltre la finzione scenica. "In questi giorni dobbiamo preservare le tigri, non uccidere le tigri", ha dichiarato con serietà l’attore, trasformando il ricordo di una scena d’azione in un monito ambientalista che ha sorpreso e colpito il pubblico dell’Ariston -2.
Yaman, da parte sua, ha mostrato di sapersi muovere agilmente nel ruolo di co-conduttore, un compito che in conferenza stampa aveva confessato di affrontare con emozione e senza troppa preparazione per non innervosirsi -6. La sua presenza al festival, del resto, cade in un momento particolare della sua carriera: in attesa di girare la seconda stagione di Sandokan – slittata per esigenze produttive e di budget – e prossimo protagonista di una serie comedy italiana intitolata "Bro", l’attore turco ha incantato il pubblico con il suo italiano impeccabile e la sua ironia, allontanando con una battuta persino i recenti e fugaci problemi giudiziari in Turchia, liquidati come un "controllo di routine" -6-9.




