Il Palco dell‘Ariston celebra i cinquant’anni di Sandokan: l’incontro tra Kabir Bedi e Can Yaman
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La prima serata del Festival di Sanremo, quella che Carlo Conti ha voluto condividere con Laura Pausini e con l’attore turco Can Yaman, ha riservato al pubblico dell‘Ariston e a quello comodamente seduto davanti al televisore un momento di tv che potremmo definire, senza timore di smentita, storico. Sul palco del teatro ligure, infatti, si è materializzata quella che appariva come una semplice suggestione e che invece è diventata un piccolo evento nella kermesse: la doppia presenza, uno accanto all’altro, di Kabir Bedi e Can Yaman. I due interpreti, legati a doppio filo al medesimo personaggio, quello del pirata romantico nato dalla penna di Emilio Salgari, si sono ritrovati fianco a fianco a cinquant’anni esatti dal debutto dello sceneggiato originale che fece innamorare l’Italia -2.
Se per Kabir Bedi, giunto in gran segreto dalla vicina Francia con la moglie Parveen, si è trattato di un ritorno nel tempio della musica leggera italiana, per il suo omologo contemporaneo l’emozione era tutta nuova. E forse anche per questo, nel breve scambio di battute andato in scena sotto i riflettori, è emersa con chiarezza la differenza sostanziale tra due epoche e due modi di raccontare la medesima storia. Can Yaman, in un gesto di profonda deferenza che affonda le radici nella tradizione turca, ha preso la mano del collega più anziano e l‘ha baciata, un gesto che Bedi ha ricambiato con un sorriso e con un complimento per la recitazione del suo erede, salvo poi, con quella schiettezza che solo chi ha un passato importante può permettersi, puntualizzare qualche perplessità sulla sceneggiatura del remake -2.
La memoria lunga del festival e il confronto tra due tigri
L’occasione, come ha più volte ricordato lo stesso Conti nel corso della conferenza stampa di presentazione, era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Ricorreva infatti il mezzo secolo esatto dalla messa in onda del primo episodio di quello sceneggiato diretto da Sergio Sollima che, tra il gennaio e il febbraio del 1976, tenne incollati al piccolo schermo milioni di italiani. Un fenomeno di costume che Kabir Bedi, con la sua aria da gentiluomo dei mari, ha contribuito a creare e che oggi, a distanza di cinquant’anni, rivive nel nuovo adattamento che ha per protagonista l’attore turco. E proprio su questo confronto generazionale si è giocata gran parte della loro apparizione sul palco, con Bedi che ha spiegato, senza troppi giri di parole, di aver trovato quantomeno singolare la scelta di far innamorare il personaggio di James Brooke, lo storico nemico della Tigre, di Marianna. Una licenza poetica, quella degli sceneggiatori moderni, che il Sandokan doc ha accolto con curiosità ma anche con una punta di ironica distanza, lasciando intendere che, per quanto gli compete, la storia d’amore che interpretò lui resta insuperabile.
D’altra parte, il palcoscenico dell‘Ariston non è nuovo a certe ibridazioni tra passato e presente, e anzi proprio questa mescolanza di epoche e di volti noti rappresenta da sempre il cuore pulsante della macchina festivaliera. Can Yaman, dal canto suo, si è detto onorato e preparato, avendo studiato a fondo il personaggio e la sua eredità culturale, consapevole del fatto che raccogliere un testimone così pesante comporta delle responsabilità non indifferenti. E mentre i due attori si scambiavano cortesie e qualche velata frecciata, puntuale è arrivata la battuta di Laura Pausini, che ha lanciato l’idea, ovviamente scherzosa, di una terza serie del franchise con un improbabile Carlokan, interpretato nientemeno che da Carlo Conti in persona -2. Una boutade che ha strappato una risata al conduttore toscano, il quale nei giorni scorsi aveva già scherzato sui social pubblicando una sua foto nei panni del pirata malese.
La signora Gianna e il voto per la Repubblica: l’altra ospitata della serata
Se l’incontro tra i due Sandokan ha rappresentato il momento di puro spettacolo e di tv popolare, la direzione artistica ha voluto inserire nel copione della prima serata anche un intermezzo dal sapore decisamente più solenne e storico. Accanto ai cantanti in gara e agli ospiti musicali, tra cui spicca il ritorno di Tiziano Ferro che ha celebrato i suoi venticinque anni di carriera ripartendo proprio da Xdono, il brano che lo rese celebre, sul palco è salita anche Gianna Pratesi, o meglio Gianna Capaldi Pratesi, signora di 105 anni originaria di Chiavari. La sua presenza non era legata a particolari meriti artistici, ma al ricordo di un momento fondante della nostra storia repubblicana. La signora Gianna, che da giovane aveva fatto la gelataia in Scozia, nel 1946 era infatti tra le cittadine italiane chiamate a esprimere la propria preferenza nel referendum istituzionale che avrebbe sancito la nascita della Repubblica.
Intervistata da Carlo Conti, con la semplicità e la lucidità che solo una lunga vita può regalare, la centenaria ha raccontato quell’esperienza, rammentando come nella sua famiglia si fossero schierati compatti per il cambiamento. Un momento toccante, voluto dalla produzione per celebrare gli ottant’anni da quella storica consultazione popolare, che ha permesso alle donne, per la prima volta, di concorrere alla scelta della forma di governo del paese -1. E mentre la platea ascoltava rapita il racconto di chi quei fatti li ha vissuti sulla propria pelle, Carlo Conti si destreggiava tra i ricordi del passato e le polemiche del presente, quelle legate al ritiro di Andrea Pucci e al caso Morgan, ribadendo la sua linea di neutralità e di attenzione esclusiva alla riuscita artistica della manifestazione. Una linea che, a poche ore dal debutto, sembra aver riportato un po‘ di serenità attorno al Festival, nonostante le turbolenze delle settimane precedenti.
Yaman e la questione turca: nessun caso, solo controlli di routine
Nel vortice di interviste e dichiarazioni che accompagnano ogni edizione del Festival, spazio c’è stato anche per chiarire alcune vicende extracurricolari che hanno riguardato da vicino il co-conduttore turco. Nelle ore immediatamente precedenti il suo debutto all’Ariston, erano infatti circolate voci relative a un suo fermo in Turchia, voci che lui stesso ha voluto prontamente smentire nel corso della conferenza stampa. Con la calma di chi non ha nulla da nascondere, Can Yaman ha spiegato che non si è mai trattato di un arresto legato a vicende di droga o ad altre questioni spinose, bensì di semplici controlli di routine, quelli a cui vengono sottoposti molti cittadini in un momento particolarmente delicato per il suo paese d’origine. Controlli che, una volta accertata la sua posizione regolare, si sono risolti in meno di ventiquattr’ore con un rilascio e con la conseguente, inevitabile, archiviazione del caso.
Un episodio che l’attore ha liquidato con poche battute, preferendo concentrarsi sull’impegno sanremese e sulla paura, da lui più volte confessata, di fare una brutta figura sul palco. Una paura che, a giudicare dall‘accoglienza ricevuta dal pubblico in sala e dalla chimica dimostrata con Conti e Pausini, sembra essere rimasta solo un timore, senza mai trasformarsi in realtà. E mentre lui scherzava sul fatto che cantare sarebbe stato l’unico vero reato per farlo arrestare di nuovo, l’attenzione tornava inevitabilmente alla musica e ai big in gara, chiamati a sfilare uno dopo l’altro per conquistare i primi provvisori posizionamenti in classifica. Una macchina complessa, quella festivaliera, che proprio nella commistione tra attualità, storia e spettacolo trova la sua ragion d’essere più profonda.




