Il faccia a faccia all'Ariston tra i due Sandokan, Bedi elogia Yaman ma bacchetta la sceneggiatura
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C'è un momento, nella lunga storia del Festival di Sanremo, in cui il palco dell'Ariston smette di essere semplicemente un contenitore di canzoni per trasformarsi in un luogo quasi mitologico, dove generazioni e immaginari collettivi si incrociano. È successo anche ieri sera, nella prima puntata di questa settantaseiesima edizione, quando Carlo Conti e Laura Pausini, affiancati per l'occasione dal divo turco Can Yaman, hanno tirato fuori dal cilindro una sorpresa che profumava di storia della televisione: l'arrivo di Kabir Bedi, il Sandokan originale, quello che nel 1976 fece sognare l'Italia a cavallo di una tigre finta ma con uno sguardo verissimo. Erano esattamente cinquant'anni fa, tra il 6 gennaio e l'8 febbraio, che Sergio Sollima dirigeva quegli sei episodi destinati a diventare un cult, e la kermesse canora, nelle intenzioni del suo direttore artistico, ha voluto celebrare questo anniversario con un incontro che sapeva di passaggio di testimone, sebbene non del tutto pacifico sul piano delle scelte narrative -1.
L'abbraccio tra le due tigri e il rispetto per l'eredità
Quando Kabir Bedi è comparso sul palco, elegante e sorridente, Can Yaman ha subito mostrato segni di una deferenza che andava oltre la semplice cortesia scenica. L'attore turco, che della nuova versione del pirata malese è il volto contemporaneo, ha seguito un'usanza tipica del suo paese: ha preso le mani del collega più anziano e le ha portate alle labbra, in un gesto che simboleggia stima e riconoscenza. Un abbraccio, una stretta di mano, e poi le parole di Bedi, che inizialmente sono state di incoraggiamento e di apprezzamento per l'impegno profuso dal suo successore: "Sono molto felice, hai recitato bene", ha esordito, salvo poi aggiungere, con quella sincerità che solo chi ha un'eredità pesante da difendere può permettersi, che la storia raccontata era profondamente diversa da quella che lui aveva interpretato. La sceneggiatura, a suo dire, è parsa molto creativa, ma nel complesso un po' strana, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra i personaggi -1.
La stoccata su James Brooke e le differenze di sceneggiatura
Il punto su cui Kabir Bedi ha voluto soffermarsi, e che ha inevitabilmente catturato l'attenzione dei cronisti presenti in sala stampa, riguarda una delle scelte di scrittura più significative della nuova serie. "Preferisco la storia d'amore del mio Sandokan", ha dichiarato senza troppi giri di parole, riferendosi al fatto che nella versione moderna il personaggio di James Brooke, tradizionalmente antagonista, finisce per innamorarsi di Marianna. Un cambiamento che, per l'interprete storico, rappresenta una forzatura non da poco, anche se, va detto, ha subito precisato di trovare affascinante il modo in cui ogni generazione, giustamente, senta il bisogno di rileggere i classici a modo proprio. Yaman, dal canto suo, ha incassato il giudizio con professionalità, limitandosi a ricordare quanto sia stata grande la responsabilità di accostarsi a una figura così iconica e quanto abbia studiato, contemplato e visto per prepararsi al ruolo al cento per cento -1.
L'ironia di Conti e l'ombra del "Carlokan"
In un contesto del genere, non poteva mancare la leggerezza, e a fornirla ci hanno pensato i conduttori. Carlo Conti, che nei giorni scorsi aveva già scherzato sui social pubblicando una foto di sé stesso travestito da pirata, è stato prontamente ribattezzato da Laura Pausini come "Carlokan", quasi a voler immaginare una terza serie con un protagonista tutto nuovo. La battuta ha fatto sorridere Yaman, che ha raccolto lo scherzo e l'ha rilanciato, dicendosi disposto a cedere il passo ma solo a patto che il diretto interessato si alleni duramente. L'attore turco, va ricordato, era alla sua prima esperienza assoluta di co-conduzione in diretta nella televisione italiana, un esordio che lo aveva visto anche protagonista di un simpatico siparietto musicale con Laura Pausini, quando le ha insegnato qualche parola in turco sulle note di Kuzu Kuzu di Tarkan, tra difficoltà di pronuncia e accenti romagnoli che trasformavano le consonanti -2.
Per chi segue le vicende del Festival, l'immagine dei due Sandokan fianco a fianco resterà una delle istantanee più nitide di questa edizione, al di là delle classifiche e delle polemiche sugli ascolti che Conti, con la consueta filosofia, ha già detto di non volere affrontare con eccessivo trasporto né con eccessivo sconforto. Resta il fatto che vedere Kabir Bedi elogiare Can Yaman per la recitazione e nello stesso momento prendere le distanze da alcune scelte narrative è stato un momento di televisione pura, in cui il rispetto umano si è intrecciato con la difesa di un'idea di personaggio che, per chi l'ha amato quarant'anni fa, rimane probabilmente insuperabile -4.




