Schwazer fuori dagli Europei: il miglior tempo non basta, la federazione sceglie la coppa del mondo
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Redazione Sport
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L’azzurro che non sarà, l’atleta che torna e viene allontanato di nuovo nonostante il cronometro dica qualcosa di nettamente diverso. Alex Schwazer, il marciatore altoatesino classe 1985, non parteciperà ai Campionati Europei di atletica leggera in programma a Birmingham dal 10 al 16 agosto. A comunicarglielo, come lui stesso ha riferito all’Ansa, è stato il direttore tecnico della Nazionale, Antonio La Torre, in una telefonata che di fatto ha chiuso la porta a quella che sarebbe potuta essere la più clamorosa delle seconde occasioni. Il 41enne di Racines, lo ricordiamo, è reduce dal record italiano nella maratona di marcia: 3 ore, 1 minuto e 55 secondi siglati il 26 aprile scorso a Kelsterbach, in Germania, un tempo che rappresenta non solo un primato nazionale, ma anche il miglior crono europeo stagionale e la terza prestazione mondiale dell’annata agonistica in corso. Eppure, questo non è bastato.
La telefonata del dt e la scelta del criterio
“Non voglio polemizzare”, ha ripetuto più volte Schwazer, quasi a voler spegnere sul nascere qualsiasi fuoco di paglia, e ha aggiunto che La Torre gli avrebbe spiegato come la Federazione intenda portare in Gran Bretagna i primi tre italiani classificati alla Coppa del mondo a squadre di marcia, disputatasi a Brasilia lo scorso 12 aprile. Una scelta, questa, che l’interessato ha detto di rispettare, sottolineando anzi di non voler “togliere il posto a nessuno” e di proseguire semplicemente a marciare, indipendentemente dalle convocazioni. Il criterio adottato dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (Fidal) è quindi chiaro: si guarda a una competizione specifica (quella brasiliana) per selezionare i tre rappresentanti, scavalcando di fatto chi, come Schwazer, ha corso in Germania in una data successiva, magari senza gli stimoli di una rassegna iridata ma con un risultato cronometrico superiore. È una linea dura, dettata forse da regole interne rigide o da una volontà precisa di disinnescare polemiche preventive, ma che inevitabilmente solleva qualche dubbio sulla flessibilità dei meccanismi di selezione.
La prestazione da record non basta: i convocati al suo posto
Per intenderci, la prestazione di Schwazer a Kelsterbach (3h01’55”) distanzia di diversi minuti i tempi fatti registrare dai tre azzurri in Brasile. A Brasilia, infatti, Massimo Stano aveva chiuso quinto con 3h07’38”, Riccardo Orsoni settimo in 3h08’09” e Andrea Agrusti ottavo in 3h08’26”. È evidente, a guardare i numeri a freddo, che il campione olimpico della 50 km a Pechino 2008 si presenterebbe a Birmingham come l’italiano più in forma e con il miglior credito internazionale sulla distanza, nonostante il suo passato controverso e quegli otto anni di squalifica per doping ormai alle spalle. Poco importa se la maratona di marcia, va ricordato, non sarà specialità olimpica a Los Angeles 2028 (dove si gareggerà sui 21,097 km) e se lui stesso aveva ammesso di non preparare più le gare con l’ossessione del passato, dopo il sogno infranto di Parigi 2024. Il dato di fatto è che la Federazione ha scelto la via della gerarchia prestabilita, e Schwazer guarderà la rassegna continentale da fuori o, al massimo, da semplice spettatore.
La rassegnazione di un atleta e la vita che continua
“La mia forma è buona e anche la prestazione è stata ottima”, ha ribadito l’altoatesino ai microfoni del Tgr Rai, “però bisogna rispettare le scelte della Federazione. Possono esserci solo tre atleti per Nazione, io do il mio meglio e più di così non posso fare”. È una rassegnazione che sa più di elegante pragmatismo che di vera sconfitta: a 41 anni, con un passato glorioso e tribolato, Schwazer sembra aver trovato un equilibrio diverso, dove l’agonismo non è più una questione di vita o di morte. Il “non voglio polemizzare” ripetuto come un mantra è forse il segno più evidente di una maturità acquisita attraverso il dolore e gli anni lontani dalle pedane. D’altronde, come lui stesso ha ricordato, l’ultima volta che aveva preparato una grande gara nello specifico era stato per Parigi, perché ci credeva veramente. Ora, semplicemente, accetta. Continuerà ad allenarsi, dice, “tempo permettendo”, dedicandosi a famiglia e lavoro, ma senza quella smania furiosa che lo aveva reso celebre (e fragile) un tempo. La marcia, per lui, non si ferma: continuerà a solcare asfalto e piste, anche se la maglia azzurra, a Birmingham, resterà nell’armadio.




