Schwazer e l’Europeo che non c’è: il primato non vale il posto in azzurro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La marcia, si sa, è una disciplina fatta di regole ferree dove il piede, nel distacco dal suolo, non deve mai perdere il contatto con la terra sotto pena di squalifica. Ma per Alex Schwazer, il campione altoatesino che a 41 anni ha riscritto i record italiani sulla distanza regina della maratona di marcia, lo scoglio più duro da superare non sembra essere più il passo, bensì un paragrafo della carta etica della Federazione Italiana di Atletica Leggera. La sensazione ormai diffusa nell’ambiente, alimentata dall’ufficialità dei fatti, è che la porta della Nazionale resti per lui ermeticamente chiusa: nonostante il clamoroso 3h01’55’’ siglato lo scorso 26 aprile sulle strade tedesche di Kelsterbach – miglior crono europeo stagionale e terza prestazione mondiale dell’annata, come riportano i referti di gara – il marciatore non sarà della partita agli Europei di Birmingham, in programma dal 10 al 16 agosto.

La telefonata del direttore tecnico e la resa senza polemiche

Non c’è stato nessun comunicato ufficiale, nessuna conferenza stampa. La doccia fredda per Schwazer è arrivata direttamente al telefono, voce contro voce, con il direttore tecnico azzurro Antonio La Torre a comunicargli quanto ormai si temeva. La Torre, come ha raccontato lo stesso atleta all’ANSA nei giorni scorsi, gli ha spiegato che la selezione per la rassegna continentale si baserà sui primi tre italiani classificati alla recente Coppa del mondo di marcia, tenendo conto dei tempi ottenuti entro il 12 aprile. Per quanto recente e sensazionale, il record di Kelsterbach è arrivato con il cronometro fermo sul 26 aprile, troppo tardi per rientrare in quella finestra temporale prefissata. E se è vero che Schwazer (che aveva già mostrato segnali di ripresa a marzo, pur con un ritiro ai Tricolori di Alessandria dovuto a cartellini rossi ) aveva abbassato di quasi due minuti il precedente limite di Andrea Agrusti, quella prestazione rimane pur sempre un’eccezione fuori tempo massimo rispetto ai piani federali.

Lo scoglio della carta etica e i tre nomi per Birmingham

Dietro la scelta tecnica, però, si staglia l’ombra lunga e ben più cogente dei precedenti disciplinari dell’atleta. Squalificato per otto anni dopo la seconda positività risalente al 2016 (una vicenda giudiziariamente archiviata in sede ordinaria dalla procura di Bolzano – che parlò di “non aver commesso il fatto” – ma tecnicamente inappellabile per il Tribunale Arbitrale dello Sport), Schwazer rappresenta per molti dirigenti un caso spinoso legato all’applicazione della Carta Etica della FIDAL. Quest’ultima, come dettagliato nelle analisi sportive, contiene una norma che impedirebbe di fatto a chi ha riportato squalifiche superiori ai due anni di indossare la maglia azzurra, a meno di deroghe concesse solo all’unanimità dal Consiglio Federale. Una porta che, finora, non si è mai aperta. Al suo posto, tra le strade di Birmingham, sfileranno dunque i tre azzurri che hanno gareggiato a Brasilia: Massimo Stano, Riccardo Orsoni e lo stesso Andrea Agrusti, convocati dalla federazione per rappresentare l’Italia nella maratona di marcia.

Un ritorno per se stessi, lontano dal gruppo

Schwazer, intanto, incassa l’ennesima bocciatura con un’accettazione quasi stoica. “Io non voglio togliere il posto a nessuno”, ha ripetuto, confermando che la sua seconda carriera, iniziata nel 2024 dopo la fine della lunga squalifica, è ormai un cammino solitario. Oggi l’altoatesino lavora come consulente in biomeccanica e collabora con lo staff atletico di un club di calcio di Serie B; si allena spesso con l’ex ciclista Domenico Pozzovivo, ma senza più l’ossessione dei grandi raduni. Il suo Europeo, ormai, l’ha già corso in solitudine sulla pista tedesca, dove i 42 chilometri gli sono serviti per dimostrare a se stesso – e forse solo a se stesso – che nonostante le polveri bagnate dal passato, le gambe sanno ancora spingere forte verso l’orizzonte.

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