La Palestina rifiuta il piano Onu per Gaza, "è nuovo colonialismo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Commissione Nazionale per l’Azione Popolare Palestinese ha respinto con decisione la proposta, avanzata dagli Stati Uniti e poi fatta propria dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di sottoporre la Striscia di Gaza a un’amministrazione controllata internazionale. In una dichiarazione resa pubblica domenica, l’organismo ha definito l’accordo, che prevede il controllo sulla sicurezza, sulla ricostruzione e sugli affari civili, una “palese violazione del diritto all’autodeterminazione” del popolo palestinese. Una simile architettura, secondo quanto si legge nella nota, rappresenta sostanzialmente un tentativo di reintrodurre forme di dominazione coloniale, seppur con etichette aggiornate, imponendo dall’esterno una soluzione transitoria senza tenere in alcun conto la volontà degli interessati diretti.

Un consenso internazionale storico

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in una votazione che ha registrato un’ampia convergenza, ha approvato il piano di pace per Gaza presentato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La risoluzione ha ottenuto tredici voti favorevoli, nessun contrario e le astensioni di Cina e Russia, le quali, nonostante le riserve, non hanno potuto opporsi a una decisione sostenuta dalla quasi totalità dei membri. Si tratta di un riconoscimento internazionale di portata notevole per un presidente la cui politica estera è stata spesso caratterizzata da un approccio marcatamente unilaterale, lontano dalle logiche del multilateralismo tradizionale.

Le reazioni dei sostenitori del piano

Il presidente israeliano Isaac Herzog si è immediatamente congratulato con Donald Trump per l’esito del voto, definendo il momento “davvero storico” e la risoluzione una “pietra miliare”. Herzog ha sottolineato come il documento approvato affronti temi cruciali, quali la riabilitazione dell’enclave costiera e il dispiegamento di una forza internazionale con il compito di sradicare i militanti di Hamas e le loro capacità operative. Anche l’Unione Europea, per voce del suo portavoce per gli affari esteri, ha elogiato l’adozione del piano, descrivendola come “un passo importante”. Bruxelles ha evidenziato come la proposta statunitense consolidi il cessate il fuoco, permetta un accesso umanitario su larga scala e apra la strada a una rapida ripresa, che includa la ricostruzione e una profonda riforma istituzionale a Gaza.

Il solco profondo della divergenza

Mentre da una parte si moltiplicano gli elogi per un’iniziativa considerata un punto di svolta, dall’altra la frattura con la leadership palestinese appare insanabile. La ferma opposizione espressa dalla Commissione Nazionale Palestinese delinea uno scenario in cui qualsiasi sviluppo futuro dovrà fare i conti con un rifiuto radicale, fondato sull’accusa di un’imposizione esterna che calpesta i diritti nazionali. La contrapposizione, dunque, non è solo su dettagli operativi, ma investe il cuore stesso della questione: la sovranità e la legittimità delle decisioni che riguardano il futuro di un territorio e dei suoi abitanti.

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