Israele-Gaza, il Consiglio di sicurezza Onu rinvia a domenica la riunione. L’occupazione di Gaza city divide gli alleati

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, convocata su richiesta dell’Autorità nazionale palestinese per discutere il piano israeliano di occupazione militare di Gaza, è stata posticipata a domenica senza che siano state fornite spiegazioni ufficiali. L’incontro, inizialmente previsto per oggi, si terrà invece alle 16 ora italiana, mentre cresce l’isolamento diplomatico di Israele, accusato di aver intensificato un’offensiva che prevede il controllo totale della Striscia, a cominciare da Gaza City.

Il governo di Netanyahu, dopo aver approvato nella notte tra giovedì e venerdì l’espansione delle operazioni militari, ha fissato come obiettivo primario la conquista del capoluogo, ordinando lo sfollamento forzato di un milione di residenti entro il 7 ottobre, data simbolica che segna il secondo anniversario dell’attacco di Hamas. Una mossa che ha scatenato un’ondata di condanne internazionali, con Berlino che ha sospeso le forniture di armi e il Belgio che ha convocato l’ambasciatore israeliano. L’Egitto, da parte sua, ha definito «inaccettabile» l’escalation, denunciando con «massima fermezza» la decisione di Tel Aviv.

Anche all’interno dello stesso establishment israeliano non mancano le voci critiche, sebbene attenuate dalla disciplina istituzionale. Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle forze armate, dopo aver espresso riserve sull’occupazione totale di Gaza, ha ribadito la necessità di «portare a termine la missione con responsabilità nazionale», puntando alla «distruzione di Hamas» e al recupero degli ostaggi. Un allineamento formale che non cancella le divisioni strategiche emerse nelle ultime ore.

Oltreoceano, l’amministrazione Trump ha preso le distanze dal piano israeliano, pur senza rinnegare gli obiettivi comuni. «Abbiamo priorità condivise, ma dissentiamo sui metodi», ha dichiarato il vicepresidente Vance ai giornalisti a Londra, evitando però di chiarire se il presidente fosse al corrente delle intenzioni di Netanyahu. «Quelle sono discussioni private», ha aggiunto, eludendo ogni approfondimento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.