Netanyahu e i generali, lo scontro sulla guerra: «Concludete il lavoro a Gaza»
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Redazione Esteri
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Un versetto del Deuteronomio, quello che invita i timorosi a tornare a casa prima della battaglia, è risuonato inatteso durante la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano. A citarlo, domenica scorsa, è stata la ministra Orit Malka Strook, salda nelle sue convinzioni quanto il tichel che le cinge i capelli, in un clima già teso per la discussione sui piani militari per la Striscia di Gaza. Un intervento che, sebbene il premier Benjamin Netanyahu avesse preliminarmente chiuso la porta a qualsiasi dialogo sugli ostaggi, ha fatto da preludio a uno scontro sempre più manifesto tra l’esecutivo e lo stato maggiore.
Al centro del conflitto, esplorato in dettaglio dai media locali come Channel 13, c’è la strategia da adottare nella prossima fase del conflitto. Da una parte, Netanyahu e alcuni ministri spingono per un’invasione totale di Rafah, con l’obiettivo dichiarato di «concludere il lavoro» e sconfiggere militarmente Hamas. Dall’altra, il capo di stato maggiore, il tenente generale Eyal Zamir, avanza perplessità strategiche e umanitarie, caldeggiando la priorità di un accordo, «anche parziale», che permetta il rimpatrio degli ultimi ostaggi, vivi e no. Una divergenza che ha portato il generale a un’amara constatazione durante l’incontro, chiedendo sarcasticamente ai ministri dove fossero stati il 7 ottobre e perché la sconfitta di Hamas non fosse stata una priorità assoluta nei ventidue mesi precedenti l’attacco.
Questa frattura, che attraversa il vertice del potere israeliano, si consuma parallelamente a un’offensiva che prosegue senza tregua. Nelle ultime tre settimane, come riportato dall’Ufficio Governativo dei Media di Gaza, l’esercito israeliano avrebbe fatto detonare oltre ottanta robot carichi di esplosivi all’interno di quartieri residenziali della Città di Gaza. Una tattica che, unitamente ai continui bombardamenti, si scontra con la resistenza di più di un milione di palestinesi che, nonostante le immense difficoltà, rifiutano di abbandonare il nord della Striscia per spostarsi verso sud.




