Israele approva il piano per Gaza: occupazione militare e transizione a un controllo "fidato"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il gabinetto di sicurezza israeliano ha dato il via libera, dopo una maratona notturna di discussioni, al nuovo piano presentato dal primo ministro Benjamin Netanyahu per assumere il controllo di Gaza City. Una mossa che, stando alle dichiarazioni ufficiali, non avrebbe lo scopo di instaurare un’occupazione permanente, ma di «smantellare Hamas» e garantire la sicurezza dei confini israeliani. Le operazioni, che coinvolgeranno circa 50.000 soldati, potrebbero protrarsi per mesi, con l’obiettivo dichiarato di creare una struttura di potere alternativa all’Autorità Nazionale Palestinese e allo stesso gruppo terroristico.

I cinque punti approvati dal governo – il disarmo di Hamas, la liberazione degli ostaggi (vivi o morti), la smilitarizzazione della Striscia, l’instaurazione di un controllo israeliano sulla sicurezza e la ricerca di un’amministrazione civile affidabile – delineano una strategia che Netanyahu ha definito «necessaria ma temporanea». «Non resteremo un giorno più del dovuto», ha assicurato il premier in un raro incontro con i giornalisti prima della riunione, lasciando intendere che il potere verrà trasferito a «Paesi arabi fidati», senza però specificare quali.

L’operazione comporterà l’evacuazione di circa un milione di persone dalla zona nord di Gaza, dove l’esercito israeliano, finora, aveva limitato gli interventi diretti. Se da un lato il governo insiste sul carattere difensivo della missione, evitando di parlare esplicitamente di annessione, fonti vicine all’esecutivo ammettono che l’obiettivo a lungo termine è ridisegnare gli equilibri della regione. Alcuni osservatori, citando documenti riservati, parlano di piani per trasformare Gaza in una «piccola Cisgiordania», con enclavi militarizzate e corridoi umanitari che ricordano, secondo critici, le politiche di insediamento dei territori occupati.

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