Netanyahu, tra negoziati e l’offensiva su Gaza City

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu annuncia, da un lato, di aver dato il via libera ai “negoziati per la liberazione di tutti i nostri ostaggi”, dall’altro approva i piani per quella che definisce “la conquista di Gaza City e la sconfitta di Hamas”. Una doppia mossa che il giornalista Fabio Tonacci non esita a definire una “fiera dell’ambiguità”, sottolineando come le dichiarazioni ufficiali siano spesso seguite da azioni che puntano in una direzione diametralmente opposta.

Sebbene, infatti, non si possa ancora parlare di un’invasione in piena regola – a Gaza City non sono stati dispiegati carri armati in numero massiccio né ingenti truppe di fanteria – le operazioni preliminari sono cominciate. Il portavoce delle Forze di difesa israeliane, il generale di brigata Effie Defrin, ha confermato che l’esercito ha avviato “le prime fasi dell'attacco”, aggiungendo che le sue unità “controllano già la periferia” della città. Si tratta, in buona sostanza, di attacchi mirati per indebolire le infrastrutture di Hamas e creare una testa di ponte per un’eventuale operazione su larga scala.

Netanyahu, dal canto suo, insiste nel presentare i due obiettivi – la liberazione dei prigionieri e la sconfitta del gruppo militante – come inseparabili, affermando che “vanno di pari passo”. Tuttavia, le sue dichiarazioni a Sky News lasciano pochi dubbi sulla strategia finale: “Prenderemo Gaza, lo faremo comunque”, ha dichiarato, lasciando intendere che l’esito militare è ormai deciso, a prescindere dall’esito dei colloqui diplomatici.

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