Israele si divide sulla conquista totale, Netanyahu forza la mano: "Gaza alle forze arabe"
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Redazione Esteri
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Mentre le immagini della devastazione nella Striscia di Gaza, riprese dai voli umanitari, mostrano un territorio irriconoscibile – case ridotte in macerie, strade sventrate, interi quartieri cancellati – il governo israeliano sembra procedere senza esitazioni. Le riprese diffuse da Métropole 6 e rilanciate da Reuters non lasciano spazio a interpretazioni: quello che era un lembo di terra densamente popolato oggi appare come un paesaggio apocalittico. Eppure, nonostante la distruzione, Hamas resiste, e l’esercito israeliano, pur avanzando, frena davanti alla prospettiva di una carneficina.
Benjamin Netanyahu, che ha convocato una riunione fiume del gabinetto di sicurezza per approvare il piano di occupazione, ha ribadito la linea ufficiale: «Israele non intende annettere né governare Gaza». Una volta eliminato Hamas, il territorio verrà affidato a «forze arabe in grado di amministrarlo correttamente». Una dichiarazione che suona come un’apertura tattica, dettata più dalle pressioni internazionali – con Trump alla Casa Bianca – che da una reale volontà di compromesso. Il premier, infatti, non fa marcia indietro sull’obiettivo principale: la conquista militare totale, necessaria, a suo dire, per liberare gli ostaggi e annientare definitivamente il gruppo terroristico.
Ma non tutti, dentro e fuori Israele, sono convinti che questa sia la strada giusta. Il capo dell’intelligence militare, Zamir, ha lanciato un monito chiaro: «Proseguire con l’occupazione ci trascinerà in un buco nero». Migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro Netanyahu, accusato di trascurare la possibilità di un negoziato. Intanto, l’Onu denuncia che 12mila bambini soffrono di malnutrizione acuta, mentre aiuti umanitari rimangono bloccati al confine.




