Netanyahu dà l’ultimatum: "Gaza City sarà svuotata entro il 7 ottobre"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Non stiamo per occupare Gaza, ma per liberarla da Hamas». È questa la linea tenacemente ribadita in queste ore dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, dopo l’approvazione, all’alba di ieri, del controverso piano di occupazione militare di Gaza City da parte del gabinetto di guerra. Una mossa che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, segna un punto di non ritorno nel conflitto, considerato che l’esercito israeliano controlla già il 75% della Striscia.

L’operazione, definita «necessaria per garantire assistenza umanitaria fuori dalle zone di combattimento», prevede lo sfollamento forzato di circa un milione di persone entro il 7 ottobre, data che coincide con il secondo anniversario dell’attacco di Hamas. Se da un lato il governo israeliano insiste sul carattere temporaneo dell’occupazione, dall’altro la decisione ha scatenato un’ondata di condanne internazionali. La Germania ha sospeso le forniture di armi, il Belgio ha convocato l’ambasciatore israeliano, mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu, su richiesta dell’Autorità nazionale palestinese, ha rinviato a domenica la riunione d’urgenza inizialmente prevista per oggi.

Trump, al momento, non si è espresso sulla questione, mantenendo una posizione defilata che contrasta con il suo solito approccio diretto. Intanto, in Italia, le opposizioni attaccano il governo Meloni per il suo silenzio. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha parlato di «follia», mentre Giuseppe Conte, leader del M5S, ha denunciato «complicità nel non intervenire». Critiche condivise da Avs e +Europa, che chiedono una presa di posizione netta contro quella che definiscono una violazione del diritto internazionale

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