Netanyahu all'ONU: il discorso nel vuoto e l'isolamento di Israele
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il discorso del premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è consumato in un’aula semideserta, dove la maggior parte dei delegati, in una fila ordinata e silenziosa, aveva già abbandonato la sala. Quella fuga collettiva, che è bene più di un semplice gesto simbolico, rappresenta con crudezza l’isolamento diplomatico raggiunto da Israele negli ultimi mesi, un confine mai valicato in precedenza che ora separa il paese da gran parte del consesso internazionale, Europa compresa. È questo il dato nuovo, rispetto alle pur cicliche tensioni del passato, che emerge dalla scena: una frattura che appare profonda e che riflette, senza mezzi termini, le conseguenze della politica portata avanti dall’attuale governo.
Proteste a New York e la posizione del presidente colombiano Gustavo Petro
Proprio mentre il primo ministro parlava, a pochi isolati di distanza dalla sede dell’Onu, centinaia di manifestanti con bandiere e cartelli palestinesi marciavano per chiedere la fine degli aiuti statunitensi e una Palestina libera. Tra loro, il presidente colombiano Gustavo Petro si è unito alla protesta, rivolgendosi alla folla con un discorso improvvisato che ha accentuato il senso di un contrasto ormai globale. Questi eventi, sebbene distinti, convergono nel disegnare un quadro di opposizione palpabile, che non si limita più alle tradizionali divisioni ma coinvolge attori differenti, ciascuno dei quali contribuisce a isolare ulteriormente la posizione israeliana.
L'incontro decisivo con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump
In questo contesto, l’incontro annunciato tra Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump assume un rilievo particolare, presentato dall’amministrazione americana come un momento decisivo per la strategia di pace mondiale, con Gaza indicata come il fronte più urgente su cui placare il fuoco. Trump ha colorato l’evento con tinte drammatiche, sottolineando come da questo confronto, il quarto senza pari tra i due leader, possa dipendere un riassetto dei complessi equilibri in Medio Oriente e non solo.
Il consenso interno in Israele e l'analisi di Gideon Levy
All’interno dello stesso Israele, come osserva il giornalista Gideon Levy, autore del libro "Killing Gaza" e da decenni impegnato a raccontare la questione palestinese, esiste un consenso verso l’ultradestra che rende la società più unita di quanto non appaia superficialmente. Già in un suo editoriale dell’ottobre 2023, nonostante lo choc e il dolore per gli eventi, Levy aveva indicato le responsabilità israeliane nell’oppressione di un altro popolo, descrivendo quasi con stupore la reazione della società dinanzi alle conseguenze di politiche di cui pure si conoscevano gli esiti. Una riflessione che, se da un lato illumina le dinamiche interne, dall’altro sembra confermare la distanza che separa il dibattito pubblico israeliano da quello della maggior parte della platea internazionale.




