La riforma delle lauree magistrali per infermieri, il Coina attacca: «Fumo negli occhi senza tutele giuridiche»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il recente decreto firmato dal ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che introduce percorsi di laurea magistrale a indirizzo clinico per gli infermieri, doveva rappresentare, nelle intenzioni del governo e della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), una svolta epocale per la categoria. E invece, a lettura del provvedimento ultimata, si leva alta e netta la voce di chi all’interno della professione stessa esprime più di una perplessità. Marco Ceccarelli, segretario nazionale del Coina (Sindacato delle Professioni Sanitarie), non usa giri di parole per definire l’operazione: un "fumo negli occhi", una parziale vittoria di facciata che, se non supportata da immediate e concrete tutele contrattuali e giuridiche, rischia di rivelarsi una pessima figura per l’intera categoria.

Secondo Ceccarelli, il vero nodo della questione non va ricercato tanto nella storica opposizione dei medici, rappresentati dalla FNOMCeO, i quali, pure, attraverso il segretario dell'Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, hanno recentemente ribadito la necessità di "regole chiare su ruoli e responsabilità" per evitare pericolose "sovrapposizioni" e vuoti di responsabilità medico-legale. Il bersaglio principale delle critiche del Coina è invece la FNOPI, rea, a suo dire, di aver inseguito per anni il miraggio di un Titolo accademico più elevato, tralasciando di costruire il fondamentale presupposto normativo e contrattuale che solo può dare sostanza a quel pezzo di carta. In sostanza, il sindacato paventa il concretizzarsi di una "zona grigia", dove a fronte di nuove e più complesse competenze acquisite sul piano formativo, corrisponderebbe poi, nella realtà dei reparti e dei servizi territoriali, la medesima, inadeguata valorizzazione economica e la stessa, nebulosa, definizione dei confini di responsabilità rispetto agli atti medici.

Il rischio di un’evoluzione a metà tra competenze e responsabilità

La firma dei decreti da parte del ministro Bernini, accolta con plauso dalla presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli, che l'ha definita un "traguardo importante", sancisce l'istituzione di tre nuove figure specialistiche: l'infermiere con laurea magistrale in Cure Primarie e Sanità pubblica, in Cure Pediatriche e Neonatali e in Cure Intensive e dell'Emergenza. Un'evoluzione, questa, che si propone l'obiettivo dichiarato di rendere più attrattiva la professione, contrastando la fuga all'estero di migliaia di professionisti, e di adeguare la risposta del Servizio Sanitario Nazionale ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e affetta da cronicità. Ma è proprio sul come questa attrattività verrà declinata che il Coina punta il dito. «Non si può parlare di valorizzazione se, a parità di funzioni, i salari restano tra i più bassi d’Europa e nella sanità accreditata, come nelle RSA, i contratti sono fermi da anni», ha tuonato Ceccarelli in precedenti interventi, sottolineando la necessità di una "terapia d'urto" economica e non solo di "dichiarazioni di principio".

Il timore, ben esplicitato dal segretario nazionale del Coina, è che le nuove lauree magistrali diventino una sorta di patente di guida di categoria superiore, per usare una metafora automobilistica, ma senza che vengano costruiti gli svincoli e le carreggiate dove poterla effettivamente utilizzare. In assenza di un contesto normativo che ridisegni l'intera catena delle responsabilità professionali, recependo e regolamentando l'ampliamento delle competenze, il rischio concreto è quello di un aggravio di compiti senza un corrispondente riconoscimento formale. Ceccarelli lo ha detto chiaramente in più occasioni, parlando della figura dell'assistente infermiere, una battaglia che il suo sindacato sta portando avanti parallelamente: «Quando mancano infermieri, il sistema non distingue tra supporto e sostituzione. Si spostano semplicemente attività verso il basso per tenere in piedi i servizi». Lo stesso principio, teme, potrebbe applicarsi ora verso l'alto, con gli infermieri specializzati chiamati a svolgere funzioni più complesse, spesso al limite della prescrizione, senza che la legge definisca con chiarezza fino a dove possono spingersi e, soprattutto, chi risponde in caso di errori.

La prescrizione e il nodo irrisolto dell’inquadramento contrattuale

Uno dei temi più caldi, che inevitabilmente si intreccia con il nuovo assetto formativo, è quello della cosiddetta prescrizione infermieristica. I nuovi decreti, come emerso dalle bozze e dalle dichiarazioni ufficiali, non introducono modifiche sostanziali in questo ambito, limitandosi a prevedere, nei nuovi percorsi, la possibilità di "valutare e indicare trattamenti assistenziali, presidi sanitari, ausili e tecnologie". Una competenza che viene ricondotta alla gestione di dispositivi e non alla prescrizione di farmaci, ma che apre comunque scenari delicati. Se da un lato l'Anaao, per bocca di Di Silverio, ha ribadito che "la prima prescrizione deve essere competenza del medico", aprendo tuttavia alla possibilità di una successiva gestione delegata per ridurre la burocrazia, dall'altro lato il Coina osserva che questa "delega", per non diventare un semplice scarico di incombenze, deve essere inquadrata in una revisione complessiva dell'organizzazione del lavoro. Altrimenti, l'infermiere magistrale si troverà a operare in una terra di nessuno, dove la responsabilità clinica è piena ma gli strumenti giuridici ed economici per esercitarla sono quelli, inadeguati, del passato.

Il sindacato guidato da Ceccarelli insiste dunque sulla necessità di procedere con ordine: prima si definiscono gli aspetti contrattuali, si adeguano gli stipendi, si stabiliscono con precisione i nuovi ambiti di autonomia e responsabilità, e solo dopo si introducono nuovi titoli. Fare il contrario, avverte, significa costruire un castello di carte. La Federazione degli Ordini, dal canto suo, parla di "punto di partenza" e di un lavoro che ora inizierà per declinare i nuovi percorsi, ma il Coina teme che si tratti dell'ennesima occasione mancata per affrontare in modo strutturale la crisi della professione. Un sospetto, questo, che si alimenta anche considerando il perdurante divario contrattuale tra il personale del pubblico impiego e quello della sanità accreditata, una frattura che, per il sindacato, mina alla base ogni discorso credibile di valorizzazione uniforme e sistemica della figura dell'infermiere in Italia.

Description: Il Coina attacca la riforma delle lauree magistrali per infermieri. Secondo il sindacato, i nuovi titoli sono "fumo negli occhi" senza tutele giuridiche e contrattuali.

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