L'obesità è una malattia, la legge italiana cambia prospettiva e tutele
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Redazione Salute
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Con l’approvazione della legge 149, che dal primo ottobre sancisce il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, l’Italia compie un passo storico, diventando il primo Paese al mondo a dotarsi di un simile quadro normativo. Questo fondamentale cambiamento di prospettiva, lungamente sostenuto dalla Società Italiana di Pediatria, sposta l’attenzione dalla colpevolizzazione dell’individuo alla comprensione della complessità di una patologia influenzata da una molteplicità di fattori, sradicando il pregiudizio che l’ha troppo spesso accompagnata. L’iter legislativo, promosso dall’onorevole Pella, affronta quella che viene definita un’emergenza globale, elevandola a priorità nazionale e integrandone ufficialmente la cura nei Livelli Essenziali di Assistenza, garantendo così a milioni di persone il diritto di accedere, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, a percorsi diagnostici, terapeutici e di monitoraggio clinico che erano prima di difficile ottenimento.
Un programma nazionale per la salute
Il provvedimento non si limita a un mero inquadramento clinico, ma delinea le basi per un programma nazionale articolato che punta con decisione sulla prevenzione, sulla cura strutturata e sull’inclusione sociale dei pazienti. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, contrastare lo stigma sociale che grava sulle persone con obesità, un elemento non secondario che spesso ritarda la richiesta di aiuto; dall’altro, organizzare una risposta sanitaria omogenea sul territorio, superando le disparità regionali. In un contesto dove si stima che circa sei milioni di adulti, pari al 12% della popolazione, soffrano di questa condizione, con un ulteriore 40% in sovrappeso, l’allarme lanciato dagli specialisti, come ribadito dall’esperienza della dottoressa Maria Antonietta Pellegrini di New Coram a Udine, sottolinea l’urgenza di provvedimenti medici tempestivi per affrontare una delle sfide sanitarie più critiche del nostro tempo.
Il peso delle parole nella cura
Parallelamente all’evoluzione del quadro normativo, cresce la consapevolezza che la cura dell’obesità debba iniziare anche da un uso corretto e rispettoso del linguaggio. Durante eventi come il Tempo della Salute, esperti come il dietologo Edoardo Mocini, Rosy Russo dell’Associazione Parole O_Stili e Iris Zani, presidente di associazioni di pazienti, hanno evidenziato come termini ostili, come l’improprio “ciccione”, e gli equivoci che ancora circondano la patologia, costituiscano una barriera alla corretta consapevolezza e all’accesso a una terapia adeguata. Le parole sbagliate, infatti, non solo feriscono ma allontanano dalla diagnosi e dal trattamento, perpetuando un circolo vizioso di incomprensione e solitudine.
Riconoscimenti e nuove prospettive
In questo scenario di rinnovata attenzione, si inserisce anche la riflessione sul ruolo di chi opera nel settore alimentare. Il presidente della Federazione Italiana Cuochi, evidenziando la portata del nuovo riconoscimento legislativo, ha sottolineato come anche il mestiere del cuoco dovrebbe essere considerato tra le professioni usuranti, ponendo l’accento sulle difficoltà fisiche e organizzative che lo caratterizzano. Questa presa di posizione, sebbene appartenga a un ambito diverso, contribuisce a un dibattito più ampio sul benessere e sulla salute, in un Paese dove si osserva, non senza una certa preoccupazione, l’allontanamento progressivo dai principi cardine della Dieta Mediterranea, un tempo pilastro indiscusso dello stile di vita nazionale.




