Pasolini, l'Idroscalo e le amicizie che sopravvivono alla storia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Tutti gli eroi di Pasolini, come suggerito da una riflessione nel volume "La necessità di morire", sembrano sognare un Paradiso, un ritorno a un'innocenza primordiale che, tuttavia, il suo cinema successivo a "Il Decameron" tratteggia come un tentativo disperato e destinato a naufragare. Questa tensione verso un'origine irraggiungibile, che si tratti del sacro o di una purezza sociale ormai corrotta, costituisce il nucleo di un percorso artistico e umano la cui fine tragica rimane una ferita aperta. L'Alfa 2000 GT, che si ferma in quella zona di frontiera tra il Tevere e il mare, diventa il simbolo di una ricerca interrotta brutalmente. È all'Idroscalo di Ostia, in una notte di violenza le cui circostanze non sono mai state del tutto chiarite, che Pier Paolo Pasolini viene ucciso, il suo corpo rinvenuto all'alba in uno scenario di desolante periferia.
Il reading di Lagioia nel luogo del delitto
Proprio in quel luogo carico di memoria e di dolore, lo scrittore Nicola Lagioia ha tenuto un reading nel luglio del 2025, prima della proiezione di "Accattone" per il Puntasacra Film Fest, un gesto che ha riportato la voce del poeta là dove si spense. Un atto, il suo, che ha intrecciato passato e presente in un dialogo silenzioso con le ombre di quel litorale. Lagioia, parlando dell'evento, ha sottolineato il significato di un "tornare oggi all’Idroscalo, dove il Tevere diventa mare", quasi a voler riconciliare simbolicamente quel paesaggio marginale con la grandezza dell'eredità pasoliniana.
L'ultima cena e l'assegno conservato
In un quadro diverso, ma ugualmente significativo, si colloca il ricordo di un'amicizia autentica, quella con il ristoratore Aldo Bravi. Quartiere San Lorenzo, piazza dei Sanniti: la trattoria "Pommidoro" fu teatro delle cene di Pasolini, spesso in compagnia di Ninetto Davoli e della sua famiglia. La figlia di Bravi, Alessandra, oggi titolare del locale, custodisce la memoria di quella sera terribile, l'ultima, e conserva persino l'assegno che il poeta lasciò per pagare il conto, un cimelio di un'ultima normalità prima della tragedia. "Papà salvò Pasolini e nacque un’amicizia", racconta, evocando un legame che andava al di là del semplice rapporto tra cliente e proprietario.
La contestazione vivente del pensiero
Nell'ultimo decennio della sua esistenza, Pasolini visse una delle fasi più intense e polemiche del suo itinerario intellettuale, un periodo di cui si è discusso in programmi culturali come "Passato e Presente". La sua figura, come egli stesso ebbe a dire parlando di un ideale interlocutore, rappresentava una "contestazione vivente", il cui "aprire bocca" risultava di per sé "scandaloso" per il potere e per le convenzioni. Un pensiero che, disinteressato e appassionato, non ha mai cessato di interrogare la società, anche a distanza di molti anni dalla sua scomparsa, mantenendo intatta una scomoda e profetica attualità.




