Olimpiadi 2026, il Tas apre agli sciatori russi e bielorussi sotto bandiera neutrale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vicenda, che affonda le sue radici nelle misure adottate dal movimento sportivo internazionale a seguito degli eventi geopolitici, ha visto la FIS mantenere una linea di esclusione totale, una posizione ora modificata dall’intervento del Tas. Il tribunale, con sede a Losanna, ha giudicato eccessivamente ampio e penalizzante il divieto generalizzato, imponendo alla federazione di valutare le singole posizioni alla luce dei parametri definiti dal CIO. Tali parametri, come è noto, escludono esplicitamente gli atleti attivamente schierati con le istituzioni militari o che abbiano espresso pubblicamente sostegno alle operazioni, mentre garantiscono uno spazio a coloro che si mantengono in una posizione strettamente apolitica. Il verdetto, pertanto, non equivale a un lasciapassare automatico, ma istituisce un filtro che dovrà essere applicato caso per caso, lasciando alle autorità sportive il compito di verificarne il rispetto in ogni fase del processo qualificatorio.

Con questa sentenza, la strada per Milano-Cortina 2026 si è formalmente aperta, sebbene resti lastricata di condizioni stringenti. Gli atleti idonei, infatti, non potranno esibire bandiere, emblemi o inni nazionali; dovranno competere in una divisa dai colori neutri e il loro risultato, in caso di podio, non contribuirà al medagliere dei loro paesi di origine. La FIS, da parte sua, è ora chiamata a riorganizzare i propri calendari di qualificazione per includere i potenziali partecipanti, assicurando che il principio di parità di opportunità sia rispettato per tutti i concorrenti. Una sfida organizzativa non banale, che si aggiunge alla complessità di gestire, in un clima internazionale ancora teso, la presenza di atleti i cui paesi sono al centro del conflitto. La decisione del Tas, del resto, riguarda esclusivamente gli sport invernali sotto l’egida della federazione internazionale di sci, lasciando ad altre federazioni la piena autonomia nel decidere i propri criteri di ammissibilità.

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