Milano-Cortina 2026, il ritorno di bandiera e inno per russi e bielorussi alle Paralimpiadi fa infuriare Kiev

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) ha ufficializzato una svolta che segna una discontinuità netta rispetto alla linea tenuta negli ultimi quattro anni e, soprattutto, rispetto alle vicine Olimpiadi: a Milano-Cortina 2026 gli atleti paralimpici di Russia e Bielorussia potranno gareggiare sotto la propria bandiera nazionale e, in caso di vittoria, ascolteranno il proprio inno. La decisione, confermata nelle ultime ore, comporta la revoca definitiva delle restrizioni imposte dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022 e il conseguente passaggio – sperimentato a Parigi 2024 – attraverso la formula neutrale. Saranno dieci gli atleti ammessi, nello specifico sei russi e quattro bielorussi, tutti tramite il meccanismo delle wild card, una procedura che consente la partecipazione anche in assenza dei requisiti minimi di qualificazione, motivata dalle “circostanze straordinarie” che hanno limitato le loro presenze in gara negli ultimi anni -1-4-8.

L’IPC ha precisato che tali atleti verranno “trattati alla stregua di qualsiasi altro Paese”, il che implica la piena esposizione dei simboli nazionali, inclusa la sfilata con i rispettivi stendardi durante la cerimonia di apertura del 6 marzo. Il contingente russo sarà composto da fondisti e sciatori alpini, tra cui spicca il nome del tre volte campione paralimpico Alexey Bugaev; la Bielorussia, invece, schiererà i suoi quattro rappresentanti esclusivamente nello sci di fondo -1-4. Questa riammissione segue un doppio binario procedurale: da un lato, la votazione dell’Assemblea generale IPC dello scorso settembre che aveva già riaperto ai due Paesi le porte del movimento paralimpico; dall’altro, il ricorso vittorioso di Russia e Bielorussia al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) contro la Federazione Internazionale Sci (FIS), che aveva inizialmente mantenuto il bando -1-10. La sentenza ha di fatto costretto le federazioni sportive a riconsiderare le proprie posizioni, annullando i divieti e permettendo il riaccumulo di punti validi per le classifiche mondiali.

La reazione di Kiev non si è fatta attendere, manifestandosi attraverso i toni accesi del ministro dello Sport ucraino, Matviy Bidny, che ha definito la scelta “deludente e scandalosa” in un post pubblicato su X -2-7. Bidny ha sottolineato come non vi sia spazio, a suo avviso, per le bandiere di “regimi che hanno trasformato lo sport in uno strumento di guerra” in un contesto che dovrebbe invece promuovere equità e rispetto reciproco. Ancora più duro il presidente del Comitato Paralimpico Nazionale ucraino, Valeriy Sushkevich, il quale ha dichiarato all’AFP di sentirsi “indignato e arrabbiato”, qualificando la delibera come una scelta “orribile” e una sorta di “escalation di lealtà verso gli assassini” -4-7. A differenza di quanto accaduto in passato, tuttavia, Sushkevich ha escluso l’ipotesi di un boicottaggio della manifestazione da parte della delegazione ucraina, motivando tale scelta con la necessità di non regalare a Vladimir Putin una “vittoria propagandistica” che deriverebbe dall’assenza degli atleti ucraini sulla neve italiana -7.

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