L‘Ucraina dice no alla cerimonia d‘apertura delle Paralimpiadi e il fronte del boicottaggio si allarga
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il cielo invernale che sovrasta le Dolomiti, teatro di lì a qualche giorno delle gare paralimpiche, non è mai parso così carico di nubi politiche. La decisione, assunta dal Comitato Paralimpico Internazionale, di riammettere gli atleti di Russia e Bielorussia concedendo loro l‘onore di gareggiare sotto la propria bandiera nazionale ha scatenato una reazione dura e compatta da parte di Kiev, che ha ufficializzato il boicottaggio della cerimonia inaugurale. In una nota ufficiale diffusa dal Comitato Paralimpico Ucraino, si legge della volontà di disertare l‘evento in programma il 6 marzo all‘Arena di Verona e, gesto dal forte valore simbolico, è stata inoltrata la richiesta formale affinché il vessillo gialloblù non venga esposto durante lo svolgimento della manifestazione. Una presa di posizione netta, quella arriva dopo l‘annuncio della partecipazione di sei atleti russi e quattro bielorussi, i quali, a differenza di quanto accaduto durante le Olimpiadi invernali di febbraio dove gareggiavano come neutrali, potranno ora sfilare con i propri colori e ascoltare i propri inni nazionali -2-5.
La procedura che ha scatenato le proteste di Kiev
Il meccanismo che ha permesso il ritorno di Mosca e Minsk sulla scena paralimpica è il frutto di un iter articolato e, per molti versi, controverso. La strada è stata spianata lo scorso settembre dall‘Assemblea Generale dell‘IPC, la quale ha votato per il reintegro dei due comitati nazionali, revocando di fatto la sospensione parziale che li aveva relegati allo status di neutrali dopo l‘invasione del 2022 -4-10. A questo passaggio, si è aggiunto il ricorso vittorioso al Tribunale Arbitrale dello Sport contro la Federazione Internazionale Sci, che aveva inizialmente mantenuto il divieto. Il lodo arbitrale ha costretto la Fis a riconoscere i punti accumulati dagli atleti russi, consentendo loro di risalire il ranking e di ottenere le inviti, le cosiddette wildcard, per l‘appuntamento di Milano-Cortina -6. Una procedura, questa, che il comunicato del Comitato Ucraino bolla come una violazione dei principi stessi di qualificazione, sottolineando come né russi né bielorussi abbiano seguito il percorso standard per guadagnarsi sul campo il lasciapassare per i Giochi -1.
Oltre l‘Ucraina, il fronte del boicottaggio si allarga ad altre nazioni
La protesta, lungi dal rimanere isolata alla sola delegazione ucraina, ha cominciato a contagiare altri paesi. Fonti vicine al comitato organizzatore confermano che anche Estonia e Repubblica Ceca hanno fatto sapere che i loro rappresentanti non prenderanno parte alla cerimonia di apertura veronese -3. Una solidarietà concreta, quella espressa da Tallinn e Praga, che si traduce in una assenza collettiva destinata a gettare un‘ombra lunga sulla festa dello sport paralimpico. Il Comitato estone, in particolare, ha motivato la scelta parlando di una condanna ferma rispetto alla decisione di permettere agli atleti degli stati aggressori di competere con i propri simboli, definendo l‘operato dell‘IPC e della Fis come una legittimazione inaccettabile. I cechi, dal canto loro, hanno precisato che non avranno un portabandiera a Cortina e che non realizzeranno i messaggi video degli atleti che sarebbero dovuti essere trasmessi durante l‘evento -3.
Allenamenti già iniziati e la mancata qualificazione come pomo della discordia
Mentre la polemica infuria, alcuni particolari sulla presenza russa aggiungono ulteriore benzina sul fuoco. Secondo quanto riportato dall‘agenzia di stampa Tass, una parte della delegazione russa si troverebbe già in Italia da giorni, intenta ad acclimatarsi e ad allenarsi sulle nevi di Dobbiaco, sullo sfondo delle Tre Cime di Lavaredo -10. Atleti dello sci di fondo, seguiti da uno stuolo di addetti alla sicurezza, solcano le piste in una sorta di avanguardia silenziosa. Ma è il nodo delle qualificazioni a restare il vero fulcro dell‘indignazione ucraina: Kiev rinfaccia all‘IPC di aver aggirato le proprie stesse regole, elargendo inviti che non tengono conto dei percorsi di qualificazione standard. Una disparità di trattamento, questa, che suona come una beffa mentre il conflitto prosegue e che ha portato il governo italiano, per bocca dei ministri Tajani e Abodi, a esprimere la propria contrarietà, chiedendo invano all‘IPC di riconsiderare una scelta giudicata incompatibile con la tregua olimpica -10.




