Il governo italiano protesta contro il Cpi: « contrari a bandiere di russi e bielorussi». Ma Kiev annuncia il boicottaggio della cerimonia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A poche settimane dal via dei Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, in programma dal 6 al 15 marzo, la tensione politica e diplomatica intorno all’evento sportivo si fa sempre più palpabile, complice una decisione del Comitato Paralimpico Internazionale che ha riacceso gli animi. L’IPC, infatti, ha ufficializzato la revoca della sospensione che aveva parzialmente limitato la partecipazione di Russia e Bielorussia, sospensione che era stata introdotta all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Questo significa che i sei atleti russi e i quattro bielorussi che hanno ottenuto la qualificazione — distribuiti tra sci alpino, sci di fondo e snowboard — potranno gareggiare sotto la propria bandiera nazionale, indossando divise con i colori e i simboli dei rispettivi paesi e ascoltando i propri inni durante le eventuali premiazioni; un trattamento, come ha tenuto a sottolineare la stessa organizzazione, «alla stregua di qualsiasi altro Paese» -1-8. Una scelta, questa, che segna una netta inversione di tendenza rispetto alla linea adottata durante le Olimpiadi di Parigi 2024 e che, di fatto, contraddice anche l’approccio più cauto mantenuto fino a poche settimane fa per la gara olimpica, dove russi e bielorussi sono ancora confinati nel ruolo di atleti individuali neutrali -1.

La reazione dell’Ucraina, come ampiamente previsto, non si è fatta attendere ed è stata particolarmente dura, sfociando in una protesta formale che assume i contorni di un vero e proprio atto politico. Il ministro dello Sport ucraino, Matvii Bidnyi, ha infatti annunciato che nessun rappresentante del governo o figura istituzionale di Kiev prenderà parte alla cerimonia di apertura dei Giochi, né ad alcun altro evento ufficiale collegato alla manifestazione -3-6. Una decisione, questa, che mira a isolare diplomaticamente la competizione pur senza intaccare la partecipazione degli atleti ucraini, i quali, come confermato dal presidente del Comitato paralimpico nazionale, Valeriy Sushkevych, scenderanno regolarmente in gara per non regalare a Mosca «una vittoria politica» -10. L’ira di Kiev si fonda sulla convinzione che permettere l’esibizione dei simboli nazionali russi e bielorussi, in un momento in cui i loro eserciti combattono sul suolo ucraino, significhi di fatto legittimare l’aggressione e trasformare il palcoscenico sportivo in una piattaforma per la propaganda bellica del Cremlino -6.

La presa di posizione del governo Meloni e il fronte europeo

Sul fronte italiano, la vicenda sta creando piuttosto più di un imbarazzo, considerato che l’Italia è la nazione organizzatrice. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante un Consiglio dei ministri, avrebbe manifestato tutto il suo disappunto, sottolineando come, pur non avendo il governo alcun potere decisionale in merito — competenza che spetta esclusivamente al Comitato Paralimpico Internazionale —, le inevitabili ripercussioni negative dell’onda polemica finiranno per riverberarsi proprio sull’immagine del paese ospitante. In questo clima, è arrivata chiara e inequivocabile la presa di posizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro dello Sport Andrea Abodi, i quali hanno diffuso una nota congiunta per esprimere «l’assoluta contrarietà» dell’esecutivo rispetto alla decisione dell’IPC -2-5. Nella loro dichiarazione, i due ministri hanno ribadito come la «perdurante violazione della tregua e degli ideali olimpici» da parte di Mosca, con l’appoggio di Minsk, renda di fatto incompatibile la partecipazione dei loro atleti se non nella veste, ormai consueta in altri contesti, di atleti neutrali. Un appello, quello italiano, che si inserisce nel solco del dissenso già manifestato lo scorso settembre da ben trentatré nazioni e dalla stessa Commissione Europea, quando l’Assemblea Generale del Comitato Paralimpico Internazionale votò per il pieno reintegro dei comitati russo e bielorusso -2.

Non è solo l’Italia, peraltro, a mostrarsi critica verso questa scelta organizzativa, e il fronte del dissenso si allarga includendo voci autorevoli provenienti dalle stesse istituzioni europee. Il commissario europeo allo Sport, Glenn Micallef, ha annunciato in modo categorico che non parteciperà alla cerimonia inaugurale di Milano Cortina, definendo «inaccettabile» la decisione di riammettere gli atleti con i propri simboli nazionali mentre è ancora in corso la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina -4-7. Micallef ha sottolineato come bandiere, inni e uniformi siano elementi inscindibili dal conflitto in corso, e ha lanciato un appello affinché altri rappresentanti politici assumano la stessa posizione, in un’ottica di chiarezza sui principi che lo sport internazionale dovrebbe difendere -4. Una posizione, la sua, che aggiunge un ulteriore tassello al mosaico di tensioni che circondano questi Giochi Paralimpici, i quali si trovano così a dover gestire non solo l’aspetto puramente sportivo della competizione, ma anche un delicatissimo e complesso nodo politico internazionale.

La genesi di una decisione contestata e le sue implicazioni sportive

La strada che ha portato a questo epilogo è lastricata di ricorsi e colpi di scena giudiziari, che hanno di fatto legato le mani alle federazioni internazionali. Se è vero che la decisione politica di revocare la sospensione risale all’assemblea dell’IPC del settembre 2025, a rendere operativa la partecipazione è stato un successivo verdetto del Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna -1-8. A dicembre, il TAS ha dato ragione al ricorso presentato da russi e bielorussi contro la Federazione Internazionale Sci (FIS), stabilendo che l’esclusione totale violava lo statuto della federazione stessa e consentendo quindi agli atleti di ricominciare ad accumulare punti nel ranking mondiale per strappare il pass per i Giochi -1-6. Un cavillo legale che ha spalancato le porte della competizione a un contingente numericamente esiguo — appunto sei atleti russi e quattro bielorussi — ma dal peso simbolico enorme. Tra questi, spicca il nome del russo Alexey Bugaev, pluricampione paralimpico, la cui presenza è già stata confermata e che gareggerà in una delle specialità dello sci alpino, andando a contendersi le medaglie proprio sotto quella bandiera che il governo italiano avrebbe voluto vedere assente dal teatro di Milano Cortina -1.

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