Milano Cortina 2026, il Cpi riammette russi e bielorussi: gareggeranno con bandiera e inno. Kiev insorge: «Scandaloso»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La linea della neutralità imposta dopo l’invasione dell’Ucraina, quella che per tre anni aveva costretto gli atleti russi e bielorussi a gareggiare sotto una bandiera neutra e senza poter ascoltare il proprio inno nazionale, è stata definitivamente archiviata per i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina, in programma dal 6 al 15 marzo 2026. L’International Paralympic Committee (Cpi) ha infatti ufficializzato la revoca della sospensione per un contingente, seppur numericamente limitato, di sportivi dei due Paesi: sei russi e quattro bielorussi sono stati ammessi alla competizione e, novità sostanziale rispetto alle recenti Olimpiadi, potranno gareggiare sotto le proprie bandiere e con i propri inni nazionali, venendo di fatto «trattati alla stregua di qualsiasi altra nazione» -1-5.

I numeri del reintegro e il peso della decisione del Tas

La composizione della delegazione, frutto di un complesso iter burocratico e giudiziario, vede la Russia ottenere sei wild card distribuite equamente tra sci alpino (un uomo e una donna), sci di fondo (un uomo e una donna) e snowboard (due uomini), mentre la Bielorussia porterà a Cortina quattro atleti, tutti impegnati nello sci di fondo, con una componente femminile predominante di tre donne a fronte di un solo uomo -2-7. Il ritorno alle competizioni con i simboli nazionali non è stato però una semplice concessione del Cpi, bensì l’esito di un contenzioso legale. Se l’Assemblea generale del Comitato Paralimpico Internazionale aveva già votato a settembre 2025 per il reintegro formale dei due comitati, rimuovendo le sospensioni parziali, è stata la successiva vittoria del ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) contro la Federazione Internazionale Sci (Fis) a sbloccare la situazione, annullando di fatto il mantenimento dei divieti che alcune federazioni internazionali avevano dichiarato di voler preservare e permettendo così agli atleti di riaccumulare punti validi per la qualificazione -2-9.

La reazione di Kiev: «Hanno trasformato lo sport in uno strumento di guerra»

La risposta dell’Ucraina non si è fatta attendere ed è apparsa fin da subito durissima. Il ministro dello Sport ucraino, Matvii Bidnyi, ha utilizzato i social per definire la delibera del Cpi come «deludente e oltraggiosa», sottolineando come permettere a «assassini e ai loro complici di competere sotto bandiere nazionali» significhi di fatto consegnare loro una piattaforma per la propaganda bellica -3-8. Il suo sfogo, ripreso dalle principali agenzie di stampa, ha toccato un nervo scoperto, quello di uno sport paralimpico che in Russia, secondo le parole del ministro, sarebbe stato «reso un pilastro per coloro che Putin ha mandato in Ucraina a uccidere e che sono tornati con ferite e disabilità» -5-8. Le bandiere di Mosca e Minsk, ha aggiunto Bidnyi, non dovrebbero trovare spazio in eventi che si richiamano a valori di equità e rispetto, essendo invece emblemi di regimi che hanno fatto del mondo dello sport una leva del conflitto -6.

Il paradosso delle due Olimpiadi e lo sconcerto degli atleti

La scelta del Cpi crea una frattura sostanziale con la linea tenuta pochi giorni prima dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) per i Giochi Olimpici di Milano Cortina, appena conclusi, dove russi e bielorussi hanno gareggiato esclusivamente come Atleti Individuali Neutrali (AIN), senza poter esibire simboli patriottici. Un dualismo, questo, che non ha fatto che aumentare la percezione di ingiustizia da parte ucraina. Tra i più critici, l’atleta di skeleton Vladyslav Heraskevych, già squalificato dalle Olimpiadi per aver esibito un casco dedicato ai campioni ucraini uccisi in guerra, ha parlato di una vera e propria «campagna contro la nazione ucraina» orchestrata dalle istituzioni sportive internazionali, sottolineando l’assurdità di «regalare quote» di partecipazione a Mosca e Minsk -2-3. Se il presidente del Comitato Paralimpico Ucraino, Valery Sushkevich, pur dichiarandosi «indignato», ha escluso qualsiasi ipotesi di boicottaggio della rassegna, resta la polemica politica, con il Regno Unito che, per bocca del ministro della Cultura Lisa Nandy, ha definito quella del Cpi una decisione «completamente sbagliata» e dannosa per il messaggio che si manda al mondo mentre prosegue l’invasione russa -8.

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