Orbán apre l'Europa a russi e bielorussi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha recentemente deciso di estendere i visti di lavoro biennali ai cittadini russi e bielorussi, una mossa che ha suscitato grande irritazione a Bruxelles. Questa decisione è vista come un ulteriore avvicinamento dell'Ungheria alla Russia, allontanandola dall'Unione Europea.
Reazioni a Bruxelles
La Commissione Europea e diverse cancellerie europee hanno espresso preoccupazione e stizza per la decisione di Orbán. La semplificazione delle procedure di ingresso per i cittadini russi e bielorussi è percepita come un rischio per la sicurezza, aprendo potenzialmente le porte dell'Europa a spie e agenti di Mosca.
Nuove norme sui visti
Il programma "National Card" introdotto dal governo ungherese prevede il rilascio di permessi di soggiorno della durata di due anni, rinnovabili per chi desidera lavorare in Ungheria. In precedenza, queste carte erano disponibili solo per i cittadini di Ucraina e Serbia, ma ora la loro validità è stata estesa anche a paesi come Bosnia Erzegovina, Moldavia, Macedonia del Nord e Montenegro.
Implicazioni geopolitiche
La decisione di Orbán è stata interpretata come un favore al presidente russo Vladimir Putin, rafforzando ulteriormente i legami tra Ungheria e Russia. Questo avvicinamento rischia di isolare ulteriormente l'Ungheria all'interno dell'Unione Europea, creando tensioni con gli altri stati membri.
La scelta di semplificare i visti per i cittadini russi e bielorussi rappresenta un passo significativo nella politica estera ungherese, con potenziali ripercussioni sulla sicurezza e sulle relazioni internazionali. Resta da vedere come l'Unione Europea risponderà a questa mossa e quali saranno le conseguenze a lungo termine per l'Ungheria.




