Ucraina, Estonia e Repubblica Ceca boicotteranno la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La decisione, assunta dall’assemblea del Comitato Paralimpico Internazionale lo scorso settembre e recentemente ratificata da una sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, ha di fatto spazzato via il compromesso dello status neutrale che aveva caratterizzato la partecipazione di russi e bielorussi alle ultime edizioni dei Giochi. L’IPC, forte di un voto che ha visto la partecipazione di quasi centottanta membri, ha parlato di un processo democratico e legittimo, ma per Kiev si tratta di una scelta che tradisce lo spirito olimpico, consentendo a quei paesi – la Bielorussia è il principale alleato del Cremlino nell’aggressione militare – di utilizzare la ribalta sportiva per normalizzare la propria immagine internazionale -2. La delegazione ucraina, che pure scenderà in gara sulle nevi di Cortina e nelle altre sedi di gara, ha fatto sapere attraverso una nota ufficiale che non prenderà parte alla cerimonia inaugurale del 6 marzo all’Arena di Verona, chiedendo anzi che la propria bandiera non venga esposta durante l’evento per non essere associata a una messinscena che considera una resa dei princìpi -1.

Le ragioni di una protesta che allarga il fronte del boicottaggio

Alla base della protesta non c’è soltanto il ripristino dei simboli nazionali, ma anche la modalità con cui è stata concessa la partecipazione agli atleti dei due paesi. Il Comitato ucraino, in una dichiarazione pubblicata venerdì, ha sottolineato con forza come né i russi né i bielorussi abbiano superato i canonici processi di qualificazione per ottenere le licenze, sollevando un sospetto di trattamento di favore -1. L’IPC ha assegnato loro dei posti attraverso inviti bipartite, una procedura che dovrebbe riservarsi per casi eccezionali e che invece, nelle parole dei dirigenti di Kiev, è stata usata per agevolare un contingente composto da sei atleti russi e quattro bielorussi, disciplinarmente distribuiti tra sci alpino, fondo e snowboard -6. Una scelta, questa, che ha spinto anche i comitati di Estonia e Repubblica Ceca a unirsi al boicottaggio: i cechi hanno annunciato che non avranno un portabandiera a Cortina e che non gireranno i messaggi video che sarebbero dovuti essere trasmessi durante la cerimonia, mentre gli estoni, per bocca del capo delegazione Alfred Värnik, hanno parlato di una solidarietà sincera e inequivocabile nei confronti di un paese aggredito -3.

La spaccatura politica italiana e il silenzio delle istituzioni sportive

Mentre i fondisti russi, come raccontato da chi li ha visti allenarsi nelle settimane scorse a Dobbiaco, solcano la neve altoatesina con la tuta della nazionale e sotto lo sguardo discreto ma vigile dei servizi di sicurezza, la politica italiana mostra tutte le sue contraddizioni -2. Il governo, pur esprimendo contrarietà attraverso i ministri Tajani e Abodi – i quali hanno definito la partecipazione di Mosca e Minsk incompatibile con la tregua olimpica – si trova a fare i conti con la posizione della Lega, con Matteo Salvini che ha ribadito come lo sport debba unire e non dividere, annunciando la sua presenza alla cerimonia veronese -4. Il Comitato Paralimpico Internazionale, da parte sua, incassa le critiche ma ribadisce la bontà della procedura, forte di una sentenza del Tas che ha costretto la Federazione Internazionale Sci a riammettere gli atleti nelle gare di qualificazione, annullando di fatto l’esclusione totale e aprendo le porte a un ritorno che ha del clamoroso -2.

Il peso della macchina del ghiaccio e della neve

Oltre alle questioni simboliche, che pure hanno un peso specifico notevole in un contesto di guerra, c’è un aspetto numerico che non può passare inosservato. La Russia, nonostante l’isolamento sportivo durato quattro anni, è riuscita a piazzare propri atleti in tre diverse discipline, portando a Cortina nomi di spicco come il plurimedagliato Alexey Bugaev nello sci alpino e i fondisti Ivan Golubkov e Anastasiia Bagiian, quest’ultima già vincitrice di titoli di Coppa del Mondo dopo il rientro alle competizioni -6. La Bielorussia sarà presente con quattro atleti, tutti nello sci di fondo. Una presenza, quella complessiva di dieci atleti, che per l’Ucraina rappresenta un affronto doppio: non solo si vede sventolare la bandiera del nemico, ma lo si fa con atleti che non hanno dovuto sudare le classiche fasi di qualificazione, mentre molti altri paesi, inclusa la stessa Ucraina, hanno dovuto lottare per ogni singolo posto disponibile. Il Comitato di Kiev ha parlato di una politica sistemica di lealtà verso un paese che rappresenta una minaccia militare per l’Europa, e ha ribadito che la lotta, a questo punto, si sposterà tutta sul piano sportivo, con l’obiettivo di vincere medaglie e difendere quei princìpi di giustizia che l’IPC avrebbe invece calpestato -9.

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