Mercato immobiliare, il 2025 si chiude con un bilancio positivo: compravendite in aumento del 6,4%
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Redazione Economia
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L’anno appena concluso, il 2025, ha consegnato al settore immobiliare italiano un quadro a tinte decisamente più favorevoli rispetto alle attese della vigilia, consolidando una tendenza alla ripresa che, partita in sordina nei mesi precedenti, ha via via guadagnato slancio e consistenza. A certificare l’inversione di marcia sono i dati diffusi dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, incrociati ed elaborati da diversi istituti di ricerca e società di intermediazione, che fotografano un comparto in salute: il numero complessivo delle transazioni residenziali ha infatti superato quota 765mila, segnando un incremento del 6,4% rispetto al 2024, un ritmo di crescita che non si vedeva da tempo e che ha sorpreso positivamente anche gli operatori più esperti. Un risultato che appare ancora più significativo se lo si contestualizza in un quadro macroeconomico globale non privo di tensioni, dalle turbolenze finanziarie ai conflitti internazionali, fattori che, lungi dal deprimere la domanda, sembrano aver riacutizzato negli italiani quella ricerca di sicurezza patrimoniale che storicamente si associa alla proprietà immobiliare, vista come un bene rifugio per eccellenza capace di resistere alle intemperie dei mercati.
Analizzando l’andamento nel corso dei dodici mesi, si scopre una progressione costante e diffusa su tutto il territorio nazionale, con picchi di performance in alcune aree specifiche che hanno trainato l’intero comparto. Già nei primi tre mesi dell’anno, l’incremento delle transazioni aveva toccato l’11,2% su base annua, con città come Genova e Torino in doppia cifra, un exploit che aveva fatto ben sperare per il prosieguo. La tendenza espansiva è proseguita nel secondo trimestre, con un +8,1% nazionale, e si è confermata anche in estate, tra luglio e settembre, quando le vendite sono aumentate di un ulteriore 8,5%. A sostenere questo ritmo vivace hanno contribuito in maniera determinante le politiche monetarie della Banca Centrale Europea: la riduzione del costo del denaro ha reso i mutui più accessibili, con la quota di acquisti finanziata da un prestito bancario che si è avvicinata al 46% del totale e una domanda di finanziamenti da parte delle famiglie cresciuta di oltre il 20%. Un accesso al credito più agevole ha quindi funzionato da moltiplicatore per una domanda che, latente, ha trovato nel calo dei tassi la spinta per tradursi in acquisti concreti, restituendo l’immagine di un mercato vivo e reattivo agli stimoli esterni.
Milano regina dei prezzi ma la domanda si accende al Sud e nelle aree intermedie
Il dato più eclatante, in termini di valori assoluti, continua a essere quello di Milano, che mantiene saldo il primato di città più cara d’Italia con quotazioni medie che sfiorano i 5.700 euro al metro quadro, un primato che nelle zone di pregio del centro storico diventa un vero e proprio record con punte che possono superare gli 11mila euro al metro quadro per gli immobili di maggior pregio. Tuttavia, l’analisi delle compravendite offre una fotografia più articolata e meno scontata del fenomeno: se è vero che il capoluogo lombardo continua a rappresentare un polo d’attrazione irresistibile per investitori italiani e stranieri, con una crescita dell’8,4% nelle transazioni nei primi nove mesi, è altrettanto vero che la vivacità del mercato non è più una sua esclusiva. Palermo, per esempio, ha fatto segnare un +9,1% nello stesso periodo, mentre Torino ha addirittura superato il +10%, dimostrando come il desiderio di acquistare casa si stia diffondendo in modo trasversale lungo tutta la penisola, dal Nord Ovest alle Isole, passando per il Centro, dove Roma ha registrato un aumento del 6,8% delle compravendite.
Osservando i numeri con una lente di ingrandimento, si scopre anzi che i mercati più dinamici in termini relativi non sono quelli delle metropoli, ma piuttosto quelli dei centri medi e piccoli, dove l’accessibilità economica e una migliore qualità della vita stanno attirando nuovi residenti e investitori. Un indicatore significativo è quello che rapporta il numero di vendite alla popolazione adulta: in questa classifica, città come Biella, Ravenna e lo stesso capoluogo piemontese si piazzano ai primi posti, scavalcando colossi come Roma e Milano, segno che il tessuto connettivo del paese, fatto di province e città di medie dimensioni, sta vivendo una stagione di rinnovato fermento immobiliare. A confermare questa tendenza è anche l’analisi dei prezzi nelle località con la migliore qualità della vita, dove centri come Trento, Bologna o Padova mostrano non solo una domanda sostenuta, ma anche incrementi di valore che in alcuni casi, come a Verona (+2,5%) o a Padova stessa (+2,7%), si rivelano superiori alla media nazionale, alimentati spesso dalla presenza di università, poli ospedalieri o infrastrutture strategiche.
Le nuove costruzioni trainano il residenziale di pregio e il comparto non abitativo
Un altro aspetto di rilievo che emerge dalle rilevazioni dell’Agenzia delle Entrate riguarda la composizione della domanda e la tipologia di immobili scambiati, con un interesse crescente verso le abitazioni di nuova costruzione o comunque caratterizzate da un’elevata efficienza energetica. Sebbene la quota di mercato delle nuove case si attesti intorno al 6-7% del totale, il loro peso specifico è in aumento, soprattutto in città come Milano, dove quasi una compravendita su dieci riguarda un immobile appena realizzato. A guidare questa scelta non è solo il desiderio di abitazioni più moderne e confortevoli, ma anche una chiara valutazione economica: gli acquirenti dimostrano di essere disposti a pagare un sovrapprezzo, talvolta anche consistente, per una casa in classe energetica A o B, consapevoli che nel medio periodo questo differenziale si tradurrà in un risparmio in bolletta e in una maggiore capacità di mantenere il valore dell’investimento nel tempo, a differenza di quanto accade per gli immobili meno efficienti, destinati a un progressivo deprezzamento.
Parallelamente al mercato residenziale, il 2025 ha registrato una performance più che positiva anche per il comparto non residenziale, che ha visto un incremento complessivo delle transazioni del 5% nel secondo trimestre e del 7,3% in quello successivo. A fare da traino sono stati soprattutto i negozi e gli uffici, con aumenti a doppia cifra in molte città: a Milano le compravendite di uffici sono cresciute del 19,3%, spesso legate a progetti di cambio di destinazione d’uso in residenziale, mentre a Palermo l’incremento è stato addirittura dell'80%. Un fenomeno, quest’ultimo, che rivela una strategia di investimento ormai matura: l’acquisto di un immobile commerciale in una zona semicentrale, con l’obiettivo di trasformarlo in abitazione, consente di accedere a immobili a prezzi più contenuti per poi ricavare appartamenti moderni in aree altrimenti sature. Anche il comparto agricolo ha mostrato segnali di vivacità, con un picco del +19,8% nel terzo trimestre, a testimonianza di un interesse diffuso per tutte le declinazioni del bene immobile, dalla città alla campagna, in una fase storica in cui la proprietà fondiaria riconquista un ruolo centrale nelle strategie patrimoniali delle famiglie italiane.




