Boeing taglia 17mila dipendenti, crisi e ritardi nella produzione
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Redazione Economia
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Boeing, il colosso aerospaziale americano, ha annunciato una drastica riduzione della forza lavoro, con oltre 17mila dipendenti che vedranno tagliato il loro posto di lavoro. Questa decisione, comunicata venerdì scorso, è stata definita necessaria dal CEO Robert Kelly Ortberg per garantire la competitività dell'azienda nel lungo periodo. Tuttavia, la situazione di Boeing è ben più complessa e critica di quanto si potesse immaginare.
Negli ultimi anni, Boeing è stata travolta da una serie di incidenti e ritardi nella produzione, che hanno messo a dura prova la sua reputazione e la sua capacità di consegnare i velivoli nei tempi previsti. In particolare, il programma del Boeing 777X ha subito numerosi slittamenti, con la consegna del primo velivolo passeggeri ora prevista per il 2026 e quella del Boeing 777-8F per il 2028. Questi ritardi sono dovuti a problemi nella ricezione della certificazione necessaria per iniziare le consegne.
La lettera inviata ai dipendenti da Ortberg sottolinea la necessità di apportare cambiamenti strutturali per rimanere competitivi e offrire risultati ai clienti nel lungo periodo. La riduzione della forza lavoro del 10%, che equivale a circa 17mila esuberi, è solo una delle misure adottate per affrontare la crisi. Ortberg ha evidenziato l'importanza di concentrare gli sforzi nelle aree chiave dell'azienda, evitando di disperdere risorse umane ed economiche in settori dove le prestazioni e gli investimenti rischiano di essere insufficienti.
La situazione di Boeing è resa ancora più complessa dalla necessità di affrontare le conseguenze degli incidenti passati e di recuperare la fiducia dei clienti e del mercato. La decisione di ridurre la forza lavoro e di ritardare ulteriormente il programma 777X rappresenta un tentativo di rispondere a queste sfide, ma richiede decisioni dure e impopolari.




