Il chirurgo del San Raffaele che ha operato Carlo Vanzini: «Al momento della diagnosi il tumore era inoperabile. Curato con un protocollo italiano»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’intervento, eseguito lo scorso 29 gennaio, è stato preceduto da un lungo e complesso percorso terapeutico che ha visto il giornalista sottoporsi a undici cicli di chemioterapia. La particolarità del caso, lo si diceva, non risiede soltanto nella complessità della procedura chirurgica, bensì nell’intero approccio multidisciplinare messo in atto dall’équipe del San Raffaele. Crippa, professore associato di Chirurgia all’Università Vita Salute, spiega come Vanzini abbia seguito un protocollo definito “nuovo”, interamente italiano, messo a punto proprio all’interno dell’IRCCS milanese. Si tratta dello studio CASSANDRA, i cui risultati sono stati pubblicati a dicembre 2025 sulla prestigiosa rivista The Lancet; uno studio, questo, coordinato da Michele Reni, il primario dell’Oncologia, e finanziato esclusivamente da associazioni di pazienti. Lo schema chemioterapico adottato, noto come PAXG, ha portato a una regressione della massa tumorale tale da renderla aggredibile chirurgicamente. Nel dettaglio, i medici hanno rimosso il Corpo e la coda del pancreas, la milza e, cosa tecnicamente assai più rara, il tripode celiaco, una grossa arteria che irrora gli organi circostanti: un’asportazione resa possibile dallo sfruttamento di “strade alternative” per garantire il flusso sanguigno dall’aorta a stomaco e fegato.

Il percorso che ha condotto Vanzini al tavolo operatorio inizia il 18 giugno dello scorso anno, quando una visita di routine, un’ecografia addominale che lui stesso aveva quasi deciso di saltare, rivela una lesione sospetta. «Lorenzo, l’ecografista, mi disse subito che dovevamo parlare», raccontava il giornalista al Corriere della Sera nei mesi scorsi, descrivendo il momento della scoperta. Seguirono una tac e una prima consulenza chirurgica a Verona, ma la svolta arriva quando una cara amica lo indirizza proprio al San Raffaele, a due passi da casa sua. Il professor Crippa, disegnandogli lo stesso schema già visto dal collega veronese, lo rassicura sulla correttezza della strada intrapresa. Cominciano così i cicli di chemioterapia, accompagnati però, e qui sta un altro elemento innovativo del protocollo, da un rigoroso lavoro preparatorio all’intervento. Vanzini, in accordo con una nutrizionista e una psicologa, ha affrontato sessioni impegnative in palestra: perdere cinque chili prima dell’operazione, spiega il chirurgo, ha permesso di ridurre di un’ora la durata della procedura stessa.

La consapevolezza del risveglio e il ritorno al lavoro

Quando il 29 gennaio ha riaperto gli occhi, al chirurgo che lo aveva appena operato, Stefano Crippa, ha detto: «Io oggi sono rinato. E ne ho consapevolezza. Questo non cambierà la mia scala di valori: anche prima avevo una vita bella. Ma adesso non darò più nulla per scontato». Parole, quelle del telecronista, che restituiscono la densità emotiva di un risveglio post-operatorio che sa di rinascita, sebbene il percorso, come tiene a sottolineare Crippa, non possa dirsi ancora concluso. Le terapie, per ora, sono finite, ma inizierà ora un periodo di controlli, il cosiddetto *follow up*, che si protrarrà per almeno cinque anni. Se tutto procederà per il meglio, solo allora si potrà parlare di guarigione. Un successo, comunque, che Crippa non esita a definire «grande per la medicina», considerato che fino a pochi anni fa, per pazienti con una diagnosi di tumore in stadio avanzato come quella di Vanzini, le speranze da offrire erano ben poche.

Nel frattempo, il 54enne giornalista è tornato alla sua vita, e al suo lavoro. Lo scorso fine settimana, in occasione del Gran Premio d’Australia, gli appassionati lo hanno ritrovato in collegamento dagli studi milanesi di Sky. Un ritorno che, per sua stessa ammissione, è stato «faticoso, per via della ferita che deve rimarginarsi e per quei quattordici chili persi in totale – nove dopo l’operazione e cinque prima – che lo fanno sentire ancora al sessanta per cento della forma». Ma l’emozione di riaccendere il microfono è stata «pazzesca», e il suo sogno, adesso, è di poter essere in trasferta a Miami per il Gran Premio del 3 maggio. Il protocollo PAXG, che combina più farmaci chemioterapici ed è autorizzato dall’AIFA dal gennaio 2020 per il trattamento del tumore del pancreas in fase avanzata, ha funzionato: i medici hanno asportato tutto, e per Vanzini non ci sarà bisogno di ricorrere a ulteriori cicli di chemio o radioterapia. «Hanno tolto tutto», ha ribadito lui stesso, con la gratitudine di chi sa di dovere la vita a un lavoro di squadra e a una ricerca che, in questo caso, porta il marchio della sanità italiana.

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