Tragedia a Kiev, l’assalitore ucciso dopo il blitz nel supermercato: il bilancio finale è di sei vittime
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Redazione Esteri
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Sono ore drammatiche quelle vissute sabato nella capitale ucraina, dove la furia omicida di un uomo armato ha spezzato la routine di un affollato quartiere del distretto di Holosiivskyi. Il bilancio provvisorio, che inizialmente parlava di cinque vittime, è stato infatti aggiornato alle prime luci dell’alba: una donna di circa trent’anni, ricoverata in condizioni critiche dopo essere stata raggiunta dai proiettili, è deceduta in ospedale portando il numero totale dei morti a sei. L’attentatore, un individuo di 58 anni identificato dalle fonti ufficiali come originario di Mosca ma residente da tempo nel Donetsk, è stato a sua volta “neutralizzato” – per usare il termine tecnico impiegato dalle forze dell’ordine – durante l’assalto finale al supermercato Velmart, dove si era barricato dopo la sparatoria indiscriminata in strada.
L’escalation di violenza e la risposta delle forze speciali
Secondo la ricostruzione fornita dal capo del ministero dell’Interno, Ihor Klymenko, l’uomo ha dapprima aperto il fuoco sulla folla all’esterno di un condominio, uccidendo quattro persone sul marciapiede; successivamente, è entrato nel punto vendita – dove ha fatto una quinta vittima – e ha preso il controllo della situazione trattenendo clienti e dipendenti. I negoziatori della polizia hanno tentato per circa quaranta minuti di stabilire un contatto dialettico con lui, utilizzando anche un altoparlante per convincerlo a desistere: “Le persone non hanno colpa per questo, ti prego, lasciali andare e parleremo”, ha esortato una donna in divisa, in un disperato tentativo di salvare i civili rinchiusi all’interno. Tuttavia, di fronte al silenzio dell’aggressore e alla consapevolezza che tra i presenti vi fosse probabilmente un ferito grave bisognoso di cure immediate, i vertici hanno dato l’ordine di fare irruzione. Le unità tattiche della polizia nazionale hanno così preso d’assalto la struttura, e l’uomo è rimasto ucciso nello scontro a fuoco che ne è seguito.
L’inchiesta e il contesto giudiziario
La procura generale ucraina ha aperto un fascicolo per atto terroristico, cercando di fare piena luce sui contorni di una vicenda che presenta ancora numerosi punti oscuri. Gli inquirenti hanno accertato che l’arma utilizzata – un fucile d’assalto – era regolarmente registrata a nome dell’assalitore, il quale aveva persino rinnovato il porto d’armi lo scorso dicembre presentando un certificato medico valido. A rendere la dinamica ancora più inquietante, c’è la scoperta che l’uomo, prima di uscire di casa armato, ha appiccato il fuoco al suo appartamento, quasi a voler distruggere ogni traccia del proprio passato o a simboleggiare un punto di non ritorno. Tra i quindici feriti accertati – alcuni dei quali ancora ricoverati – figurano anche una donna e un neonato di soli quattro mesi, rimasto intossicato dal fumo nell’incendio dell’appartamento adiacente a quello del killer. Se da un lato il presidente ucraino ha espresso cordoglio alle famiglie delle vittime, assicurando che “ogni dettaglio sarà esaminato”, dall’altro gli investigatori stanno vagliando i precedenti penali dell’individuo e la sua lunga permanenza nella regione del Donetsk per comprendere le ragioni profonde di un gesto tanto cruento quanto inaspettato per la capitale.




