Giubileo dei giovani, il giorno dopo: a Tor Vergata resta il mare di plastica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una marea di bottiglie, sacchetti del pranzo e rifiuti sparsi a perdita d’occhio. È quello che ha lasciato dietro di sé l’onda di oltre un milione di giovani radunati a Tor Vergata per l’ultima tappa del Giubileo, costringendo la capitale a fare i conti con un’eredità scomoda, fatta di tonnellate di plastica da smaltire. Se la giornata di domenica aveva regalato immagini di festa, il lunedì ha riportato alla realtà: quella di un evento imponente, che non poteva non avere un impatto ambientale significativo.

Intanto, sui social infuria la polemica sollevata da Eugenia Roccella, che in un post su Facebook ha attaccato senza mezzi termini la rappresentazione mediatica delle nuove generazioni. "Quella che viene raccontata è una generazione distorta", ha scritto, sostenendo che il Giubileo abbia dimostrato come i giovani siano ben altro rispetto agli stereotipi di "bulli e maranza" cui i media li riducono. "Qui abbiamo visto ragazzi entusiasti, partecipi, capaci di vivere un’esperienza collettiva senza derive violente", ha aggiunto, puntando il dito contro un giornalismo che, a suo dire, preferisce il sensazionalismo alla complessità.

Eppure, quell’applauso unanime riservato ai "Papa boys" – come qualcuno li ha ribattezzati – sembra avere il sapore di un consenso di facciata. Quello che si legge sui giornali e si sente nei talk show, dove parlare di giovani è diventato quasi un obbligo morale, ma senza mai andare oltre la superficie. Perché, in fondo, l’occasione era troppo ghiotta: celebrare una folla pacifica e devota faceva comodo a molti, dopo mesi di narrazioni opposte.

Tra quella folla, c’erano anche 115 ragazzi valdostani, partiti per Roma dopo una tappa ad Assisi e accolti a Morlupo prima dell’evento finale. Per loro, come per migliaia di altri, è stata un’esperienza "indelebile", fatta di preghiere al Circo Massimo, veglie notturne e infine la messa con Papa Leone XIV. Un viaggio che, al di là delle polemiche, ha lasciato un segno. Ma che, come sempre accade in questi casi, ha anche sollevato domande: su come gestire eventi di tale portata, su cosa resterà dopo l’entusiasmo, e su quale spazio avranno questi giovani una volta tornati alla normalità.

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