Bimba di due anni muore a Borgo Valbelluna poche ore dopo le dimissioni dall'ospedale
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Redazione Interno
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Una bambina di due anni, il cui nome era Ludovica, è morta sabato nella sua casa di Borgo Valbelluna, stroncata da un malessere che, iniziato con una febbre alta già da martedì, si era rapidamente aggravato fino a manifestarsi con un respiro affannoso. La piccola, che proprio per quelle difficoltà respiratorie era stata condotta all'ospedale Santa Maria del Prato di Feltre nella serata di venerdì, era stata in seguito dimessa, per poi spegnersi tra le braccia del padre dopo poche ore, in circostanze che hanno spinto la magistratura a intervenire tempestivamente.
L'inchiesta della procura e l'autopsia
Sulla vicenda, che ha gettato nello sconforto l'intera zona, la Procura di Belluno ha formalmente aperto un'inchiesta, il cui registro è per il momento contro ignoti, un atto dovuto per far piena luce su una dinamica tanto tragica quanto complessa. Il magistrato, al quale spetta il compito di ricostruire l'esatta sequenza degli eventi, ha parallelamente disposto che sul corpicino della bimba venga eseguita l'autopsia, unico strumento, in questa fase, per determinare con certezza scientifica le cause del decesso e per escludere, o confermare, l'eventuale concorso di negligenze.
La reazione e l'indagine interna dell'Usl
L'Azienda sanitaria Usl 1 Dolomiti, da parte sua, ha dichiarato di essere "profondamente colpita e addolorata" per l'accaduto, esprimendo, com'è naturale, la propria vicinanza alla famiglia. Oltre alle parole di circostanza, l'ente ha annunciato l'avvio di un'indagine interna, un procedimento amministrativo volto a esaminare nel dettaglio le scelte cliniche e i protocolli seguiti dal personale, dal momento del ricovero fino a quello delle dimissioni, per verificare la piena conformità a quanto previsto dalle linee guida.
Il percorso della sofferenza
Il percorso che ha condotto alla morte della piccola Ludovica appare, stando a quanto ricostruito, un crescendo di sofferenza. I primi segnali di malessere, che si erano palesati già all'asilo, non avevano infatti lasciato presagire un esito così crudele; la febbre alta, sebbene preoccupante, non sembrava inizialmente celare un pericolo di vita. Il repentino aggravarsi delle condizioni, con l'insorgere della dispnea, aveva poi reso necessario il ricorso al pronto soccorso, dove i medici, dopo una valutazione, avevano tuttavia ritenuto di poterla mandare a casa, una decisione che, alla luce degli eventi, si carica oggi di interrogativi drammatici.




