Tragedia sul Monte Bianco, valanga travolge sciatori fuoripista: due francesi morti e un ferito gravissimo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il boato, raccontano alcuni testimoni, deve essere stato quello di un tuono fuori stagione, un rimbombo sordo che ha rotto il silenzio immacolato della Val Veny per poi lasciare spazio a un silenzio ancora più profondo, quello della neve che tutto copre e trattiene. Era la tarda mattinata di domenita 15 febbraio quando un'enorme valanga si è staccata nel canale del Vesses, un couloir ripido e celebre tra gli appassionati di freeride, che si apre ai piedi del massiccio del Monte Bianco, sopra Courmayeur. Il distacco, secondo quanto si è appreso, ha investito in pieno un gruppo di tre scialpinisti francesi intenti nella discesa, sollevando un fronte nevoso che li ha travolti e trascinati per centinaia di metri a valle, rendendo vano qualsiasi tentativo di fuga o di ancoraggio con i ramponi.

Le operazioni di soccorso, coordinate dal Soccorso alpino valdostano e dalla Guardia di finanza di Entrèves, sono scattate immediatamente con l'attivazione del protocollo per le grandi emergenze in valanga. Sono stati fatti alzare in volo due elicotteri, mentre una squadra di quindici tecnici, supportata da unità cinofile, si è addentrata nel canalone esposta al pericolo di ulteriori scaricamenti. L'individuazione dei dispersi, spiegano i soccorritori, non è stata complessa in termini di localizzazione approssimativa, poiché la furia della slavina li aveva spinti fino al fondo del canale; la difficoltà maggiore, però, risiedeva nella profondità del seppellimento, con i corpi intrappolati sotto quasi due metri di neve e detriti, un dato, quest'ultimo, che ha richiesto un lavoro minuzioso e rischioso per essere estratti.

Il bilancio, purtroppo, si è rivelato subito drammatico. Uno dei tre sciatori, un uomo sulla trentina, è deceduto sul colpo a causa dei traumi riportati nell'impatto e per la prolungata permanenza sotto la coltre bianca. Un secondo, di 35 anni, è stato recuperato ancora in vita ma in condizioni disperate: elitrasportato d'urgenza all'ospedale Giovanni Bosco di Torino – e non alle Molinette come inizialmente riportato da alcune fonti – è deceduto poco dopo il suo arrivo in Pronto soccorso, senza che i medici potessero fare altro che constatarne il decesso. Il terzo componente del gruppo, anche lui di nazionalità francese, versa invece in condizioni gravissime ed è ricoverato nello stesso nosocomio torinese, con una prognosi che resta riservata e un quadro clinico che i sanitari descrivono come estremamente critico.

Pericolo valanghe livello 4 e un canale noto per il fuoripista

La zona teatro della tragedia, il canale del Vesses in Val Veny, è un itinerario classico per chi pratica lo sci fuoripista, un ambiente suggestivo ma severo, che richiede esperienza e conoscenza del territorio. Tuttavia, domenica il bollettino valanghe aveva issato bandiera rossa, segnalando un pericolo marcato, pari a 4 su una scala di 5, su tutti i pendii ripidi del comprensorio del Monte Bianco. Le recenti e abbondanti nevicate, combinate con il vento forte in quota e le variazioni termiche, avevano creato un manto nevoso estremamente instabile, con la formazione di accumuli e lastroni pronti a cedere al minimo sovraccarico, come può esserlo il passaggio di uno sciatore. Un contesto, questo, ben noto agli addetti ai lavori, che rendeva altamente sconsigliata qualsiasi escursione nei canaloni.

I soccorsi, una volta estratte le tre persone, si sono conclusi nel primo pomeriggio, dopo aver escluso con i rilevatori Artva (Apparecchio di ricerca dei travolti in valanga) e con i cani molecolari la presenza di altri sciatori sepolti. Nell'hangar di Courmayeur era stato nel frattempo allestito un Posto medico avanzato, pronto a gestire un'eventuale strage, per fortuna scongiurata. Rimane, invece, la conta dei danni umani: due vite spezzate e un uomo che lotta tra la vita e la morte, un triste tributo pagato alla montagna d'inverno, che in queste ore stringe in un abbraccio silenzioso i propri segreti e le proprie vittime.

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