Valanga mortale a Ischgl, travolto uno sciatore in fuoripista
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Redazione Esteri
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Un muro di neve, largo sessanta metri e spesso diversi strati, si è staccato dal pendio montano a quasi duemilacinquecento metri di quota, non lontano dalle piste battute della rinomata località tirolese. L'evento, un distacco a lastroni che ha interessato un tratto di circa novanta metri, si è verificato mercoledì 15 gennaio nelle vicinanze dell'impianto di risalita Pardatschgratbahn, ma la sua drammatica entità è emersa solo con il passare delle ore, quando la slavina, ormai consolidata, ha iniziato a custodire un tragico segreto. A dare l'allarme, nella mattinata di giovedì, sono stati alcuni parenti dell'uomo, i quali, non avendolo visto rientrare la sera precedente, hanno prontamente allertato le autorità di Kappl. La polizia, coordinando i soccorsi, ha così dato il via a un'operazione di ricerca che ha immediatamente coinvolto gli specialisti della polizia alpina, diverse squadre del soccorso alpino austriaco e un'unità cinofila, le cui ricerche si sono concentrate proprio nell'area del distacco, a poca distanza dagli impianti.
La macchina dei soccorsi e il ritrovamento
Le operazioni, condotte in un ambiente ostile e pericoloso a causa del persistente rischio valanghe, hanno proceduto metodicamente, setacciando l'ampio accumulo di neve e detriti. Un primo indizio, apparentemente minuto, ha tragicamente orientato i soccorritori: dalla superficie bianca e compatta spuntava infatti un bastoncino da sci, elemento che ha permesso di circoscrivere la zona di scavo. È stato proprio lì, sotto una coltre spessa e pesante, che i volontari hanno rinvenuto il senza vita dello sciatore, la cui identità non è stata ancora resa pubblica dalle autorità competenti. Il ritrovamento, avvenuto nel pomeriggio di giovedì 16 gennaio, ha posto fine a un'angosciante attesa, confermando i timori peggiori che erano sorti anche dal proprietario dell'alloggio dove l'uomo alloggiava, il quale aveva notato la sua assenza e, nella camera, il cellulare abbandonato, mentre nel deposito gli sci risultavano mancanti.
La dinamica della tragedia e il contesto
La dinamica dell'incidente, ancora oggetto di valutazione da parte degli investigatori, appare legata alla pratica dello sci fuoripista, un'attività che, sebbene affascinante, espone a rischi elevatissimi soprattutto in presenza di condizioni di innevamento particolari come quelle che favoriscono il formarsi di lastroni, spesso difficili da prevedere per chi non è esperto. Il distacco, stando alle prime ricostruzioni, sarebbe avvenuto in un'area non segnalata e al di fuori del perimetro di sicurezza gestito dai gestori degli impianti, laddove il manto nevoso, apparentemente stabile, può invece celare fragilità strutturali. La valanga, che ha spazzato via tutto ciò che ha incontrato nella sua traiettoria, ha agito con una forza inarrestabile, tipica di questi fenomeni che, nel giro di pochi secondi, possono stravolgere un pendio montano trasformandolo in una trappola mortale.
Le indagini e le operazioni di verifica
Le autorità, una volta recuperata la salma, hanno proseguito le operazioni sul posto per accertare, attraverso ulteriori perlustrazioni e l'impiego dei cani da valanga, che non vi fossero altre persone coinvolte nel tragico evento. Un'attività, questa, di fondamentale importanza per escludere la presenza di ulteriori vittime, considerando che le valanghe di tali dimensioni possono seppellire più individui. Parallelamente, sono state avviate le indagini di routine per ricostruire con precisione l'accaduto, accertare le circostanze che hanno portato lo sciatore a trovarsi in quel preciso punto e valutare ogni aspetto, compreso il livello di allerta valanghe diffuso nei giorni scorsi nella regione. La zona, comunque, è stata interdetta e messa in sicurezza per evitare ulteriori pericoli.




