Tragedia sul Presena, non ce l’ha fatta il giovane sciatore polacco travolto dalla valanga
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Redazione Interno
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Si è spento all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era stato ricoverato in condizioni disperate nella giornata di lunedì, Marceli Antoni Kukier, il giovane scialpinista polacco di 19 anni rimasto vittima di una valanga staccatasi nel primo pomeriggio dal ghiacciaio Presena, a pochi passi dal Passo del Tonale. Il ragazzo, originario di Danzica, è deceduto nella serata di martedì senza che i medici potessero fare altro che constatare l’avvenuto decesso, dopo un vano tentativo di strapparlo a quella che si è rivelata una sorte segnata fin dal momento del tragico impatto con la massa di neve e detriti.
L’incidente, che ha trasformato una gita in montagna tra fratelli in un dramma dalla portata incommensurabile, si era verificato intorno alle tredici di lunedì 16 marzo a quota duemilasettecento metri, in un canalone particolarmente esposto e situato a ridosso della pista Paradiso, un’area che, sebbene vicina ai tracciati battuti, richiede attrezzatura e conoscenza per essere affrontata in sicurezza. Il giovane Kukier, insieme al fratello che ne avrebbe seguito le tracce a breve distanza, stava percorrendo un tratto fuori pista quando il lastrone si è improvvisamente staccato più a monte, investendolo in pieno e seppellendolo sotto metri di neve. Determinante, in quelle fasi concitate, è stata la prontezza del fratello, rimasto miracolosamente illeso e che, con le proprie mani, ha iniziato a scavare freneticamente per disseppellire Marceli Antoni prima ancora che giungessero i soccorsi.
Sul posto, allertati da alcuni sciatori che avevano assistito alla scena e dai militari delle truppe alpine presenti in zona, sono intervenuti con tempestività due operatori del Soccorso alpino impegnati nel servizio di piste, i quali hanno preso in carico il diciannovenne, già privo di conoscenza. I sanitari, calatisi con l’elicottero, hanno praticato le prime manovre di rianimazione sul luogo del sinistro, riuscendo a stabilizzarlo quanto bastava per tentare il trasferimento d’urgenza al Santa Chiara di Trento, dove è stato ricoverato nel reparto di rianimazione con una prognosi che, fin da subito, i medici avevano riservato.
Il recupero e il tentativo disperato di salvare il giovane scialpinista
Le operazioni di salvataggio, coordinate dal Soccorso alpino e speleologico con il supporto di un’unità cinofila e di una seconda eliambulanza giunta da Bergamo, si erano svolte in un contesto di grande complessità, dato che l’area interessata dal distacco si trovava in un canale stretto e la massa di neve, una volta arrestata, rendeva insidiosi gli spostamenti. Il bollettino valanghe dell’Arpa, per la giornata di lunedì, segnalava un rischio marcato, di grado tre su una scala che arriva a cinque, a causa dell’instabilità degli accumuli nevosi depositati dalle abbondanti precipitazioni del fine settimana e aggravata dal successivo innalzamento delle temperature diurne, un fattore che favorisce i distacchi spontanei. Una circostanza, questa, che pone l’accento sulla fragilità del manto nevoso in questa fase della stagione, caratterizzata da un meteo altalenante e da repentini cambiamenti climatici.
La dinamica dell’incidente e il dolore della famiglia polacca
Ora la magistratura, attraverso i carabinieri, sta cercando di ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e, nello specifico, di accertare se i due fratelli polacchi fossero in possesso della necessaria dotazione di sicurezza individuale, ovvero l’ARTVA, la pala e la sonda, strumenti che possono fare la differenza in caso di seppellimento sotto valanga e che sono obbligatori per chi pratica lo scialpinismo o il fuori pista. Un aspetto, questo, che sarà cruciale per comprendere se vi siano state negligenze o se, nonostante l’equipaggiamento, la dinamica e la potenza della slavina abbiano reso vano ogni tentativo di salvezza. Al di là degli accertamenti tecnici, resta il dolore sordo di una famiglia già segnata dalla sventura: alcuni anni or sono, infatti, un altro fratello della vittima aveva perso la vita in un precedente incidente in montagna, una coincidenza agghiacciante che raddoppia il lutto e lascia spazio a un silenzio carico di angoscia.




