Doppia slavina in Friuli, un morto nelle operazioni di recupero

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un pomeriggio di montagna si è trasformato in tragedia sulle Alpi friulane, dove due distinte valanghe, cadute a poche ore di distanza l’una dall’altra, hanno attivato i soccorsi e lasciato il segno più cupo. La prima slavina si è staccata nella zona di Sella Nevea, mentre un’altra, quella che si è rivelata fatale, ha investito il versante di Casera Razzo, area impervia al confine con il Veneto, a circa 1.800 metri di quota. Le operazioni di recupero, che hanno visto impegnate le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia, sono partite attorno alle 14.30, sulla base delle prime chiamate di allarme giunte al numero unico d’emergenza.

La dinamica dell'incidente a Casera Razzo

La valanga che ha colpito il Monte Tiarfin, nei pressi di Col Merende e della Forcella Tragonia, ha travolto uno scialpinista intento nella sua escursione. Un testimone, che ha assistito alla scena drammatica, ha dato l’allarme, permettendo l’immediato dispiegamento dei mezzi di soccorso. Come accade spesso in queste circostanze, la fortuna ha voluto che sul posto fossero già presenti, per una esercitazione, alcune unità del Soccorso Alpino, complete di un’unità cinofila specializzata da valanga, il che ha permesso di avviare le prime ricerche senza perdere minuti preziosi. L’intervento, tuttavia, si è scontrato fin da subito con condizioni del terreno estremamente difficili, caratterizzate da un manto nevoso instabile e da ulteriori, piccoli distacchi che hanno minacciato l’incolumità degli stessi soccorritori.

Lo spiegamento dei mezzi di soccorso

All’allarme hanno risposto diversi corpi dello Stato, in una complessa macchina di coordinamento voluta per setacciare il fronte valanghivo nel minor tempo possibile. Sono stati mobilitati elicotteri della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e dell’Elisoccorso regionale, affiancati da tre distinte unità cinofile e dai nuclei della Guardia di Finanza. Questa massiccia presenza, resa necessaria dalla vastità e dalla pericolosità dell’area, ha permesso di coprire il terreno metro dopo metro, nonostante la neve, che in quel punto aveva sepolto tutto sotto uno strato spesso più di un metro, promettesse un esito che i soccorritori, per esperienza, temevano.

Il ritrovamento e la conclusione delle ricerche

Dopo ore di ricerche condotte in un clima di tensione crescente, aggravato dal continuo rischio di nuovi crolli, il senza vita dello scialpinista è stato individuato. Il suo recupero, un’operazione tecnica e delicata, ha messo fine a una delle due missioni aperte in quelle ore, mentre i soccorsi continuavano nell’altro sito interessato dal fenomeno. Le sue generalità, come spesso avviene in queste prime fasi, non sono state immediatamente rese note, in attesa del completamento delle necessarie procedure e del dovuto avviso alle famiglie. La valanga di Casera Razzo si è così chiusa con un bilancio amaro, che riporta l’attenzione sulla fragilità dell’ambiente montano, specialmente in determinate condizioni meteorologiche, e sulla perenne necessità di una preparazione adeguata per chiunque scelga di avventurarvisi.

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