Doppia valanga tra Friuli e Veneto, soccorsi in azione per trovare i sepolti
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Redazione Interno
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Momenti di grande tensione hanno segnato il primo pomeriggio sulle Alpi orientali, dove due distacchi di neve, quasi simultanei, si sono abbattuti in zone di alta quota, tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. La prima valanga si è staccata nell'area di Sella Nevea, in Val Raccolana, mentre la seconda ha interessato la zona di Casera Razzo, in Cadore. Da subito, le comunicazioni giunte ai numeri di emergenza hanno lasciato intendere la possibile presenza di persone travolte e sepolte dalla massa bianca, un'ipotesi che ha immediatamente trasformato l'allarme in una corsa contro il tempo, nonostante le condizioni ambientali proibitive, caratterizzate da ingenti accumuli nevosi e dall'incubo di nuovi crolli.
Il coordinamento dei soccorsi in condizioni estreme
L'allerta, partita alle 14.30 dopo una chiamata al 112 che segnalava un evento nella zona di Sauris, vicino al confine regionale, ha mobilitato un imponente dispiegamento di mezzi e uomini. La Sala Operativa Regionale Emergenza Sanitaria, la Sores, ha infatti coordinato l'impiego di diversi aeromobili, tra cui i due elicotteri dell'elisoccorso regionale e uno della Protezione Civile, ai quali si sono affiancate le squadre di soccorso delle stazioni del Soccorso Alpino di Cave del Predil e di Forni Avoltri, oltre agli uomini della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco. Le operazioni, che procedono tra enormi difficoltà, mirano a perquisire i luoghi del disastro per localizzare e recuperare chiunque sia rimasto coinvolto; nella valanga di Sella Nevea, stando alle prime indicazioni, si parlerebbe di un gruppo di cinque persone.
La cronaca dei due eventi distanti e contemporanei
Quella che si sta svolgendo è, in realtà, una doppia e parallela operazione di ricerca, gestita dal Soccorso Alpino e Speleologico regionale, poiché i due eventi, seppur geograficamente distinti, si sono verificati a brevissima distanza temporale l'uno dall'altro. Mentre i soccorritori affrontano il manto instabile a Sella Nevea, altre squadre operano nel settore di Casera Razzo, dove il distacco ha ugualmente lasciato il timore di sepolti. Le informazioni, che giungono frammentarie dalle zone impervie, confermano la presenza di feriti, ma la priorità assoluta rimane quella di scovare sotto la neve chi non è riuscito a sottrarsi alla sua furia, un compito che richiede precisione e prontezza, mentre la montagna mostra tutta la sua pericolosa instabilità.
La sfida degli accumuli di neve e del meteo
La situazione, già di per sé drammatica, è resa ancor più complessa dalle condizioni nivologiche della zona, che negli ultimi periodi hanno registrato precipitazioni abbondanti, favorendo la formazione di strati critici nel manto. I tecnici, del resto, sanno bene come tali circostanze possano innescare fenomeni a catena, rendendo ogni movimento sul terreno un rischio calcolato. I soccorsi, pertanto, avanzano con la massima cautela, consci del pericolo che un ulteriore distacco possa mettere in pericolo le stesse squadre di recupero. L'attenzione, in casi come questi, si divide dunque tra l'urgenza di portare aiuto e la necessità di non aggravare il bilancio, in una sfida contro gli elementi che si protrarrà fino al calare delle tenebre, se non oltre.




