Valanghe in Friuli e Cadore, soccorsi in azione per trovare i sepolti
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Redazione Interno
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Momenti di grande apprensione hanno segnato il primo pomeriggio di oggi, domenica 1° febbraio, quando due distinte valanghe, cadute quasi in simultanea a decine di chilometri di distanza, hanno travolto altrettanti gruppi di persone sulle montagne al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. La prima si è staccata presso Sella Nevea, in Val Raccolana, mentre la seconda ha investito la zona di Casera Razzo, in Cadore, entrambe a quote attorno ai millesettecento metri. Subito dopo le 14:30, il Numero Unico di Emergenza 112 ha ricevuto la prima segnalazione dalla zona di Sauris, in provincia di Udine, dando il via a una complessa macchina dei soccorsi che, data la gravità e l'estensione degli eventi, ha dovuto muoversi su due fronti paralleli.
La mobilitazione delle squadre di soccorso
La Sores, la società regionale per il soccorso, ha immediatamente attivato tutte le risorse disponibili, coordinando una risposta imponente per fronteggiare la doppia emergenza. Sono stati fatti decollare i due elicotteri dell'elisoccorso regionale, ai quali si è aggiunto un velivolo della Protezione Civile, mentre a terra sono intervenute le stazioni del Soccorso Alpino e Speleologico di Cave del Predil e di Forni Avoltri, insieme a nuclei della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco. La neve fresca e le condizioni meteorologiche, che pur non essendo proibitive richiedevano massima cautela, hanno reso ancor più urgente l'intervento, con gli operatori che hanno iniziato a setacciare i cumuli di neve alla ricerca di segni di vita.
Le operazioni di ricerca nelle due località
A Sella Nevea, stando alle prime informazioni ricostruite dai soccorritori, sarebbero state coinvolte cinque persone, probabilmente impegnate in attività escursionistiche o alpinistiche, seppellite dal violento movimento della massa nevosa. Nel contempo, a Casera Razzo, in territorio veneto ma a poca distanza dal confine friulano, un altro gruppo di individui è risultato disperso dopo il passaggio della valanga. Le operazioni, condotte sotto la direzione tecnica del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia, procedevano dunque con metodica precisione, mentre i familiari e gli amici delle persone coinvolte attendevano notizie con ansia crescente, consci del fatto che, in simili frangenti, il tempo a disposizione per un esito positivo è sempre limitato.
Il contesto e la dinamica degli eventi
La quasi contemporaneità dei due distacchi, sebbene in valli diverse, ha sollevato interrogativi sulle condizioni del manto nevoso in tutta l'area alpina nord-orientale, soggetta nelle ultime ore a nuovi apporti nevosi e a sbalzi termici. Gli esperti del settore, pur non essendo ufficialmente intervenuti in questa prima fase d'emergenza, sottolineano spesso come la stratificazione del neviscio, formatosi in precedenti periodi di freddo intenso e successivamente coperto da neve più pesante, possa creare un piano di scivolamento particolarmente pericoloso. Le valanghe, del resto, non sono fenomeni rari in queste zone, ma episodi di tale gravità e con un simile potenziale numero di vittime riaccendono periodicamente il dibattito sulla prevenzione e sulla necessità di consultare meticolosamente i bollettini di pericolo valanghe prima di qualsiasi escursione in ambiente innevato.




