Valanga sulle montagne di Sauris, muore scialpinista travolto a Casera Razzo
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Redazione Interno
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Un uomo ha perso la vita nel pomeriggio di domenica, travolto da una slavina sulla montagna friulana, in quell’area impervia di Casera Razzo che si estende sopra Sauris, al confine con il Veneto. La tragedia, che si è consumata intorno alle ore quattordici su un versante nord a circa milleduecento metri di quota, nelle vicinanze del Col Merende e della Forcella Tragonia, ha visto l’intervento immediato delle squadre di soccorso, alcune delle quali, per una coincidenza drammatica, erano già presenti in zona per un’esercitazione. L’allarme, come spesso accade in simili circostanze, è stato dato da un testimone che ha assistito in diretta al distacco della massa nevosa, precipitata su uno scialpinista che si trovava nell’area, un fronte valanghivo notoriamente instabile e soggetto a frequenti movimenti.
Le operazioni di ricerca nell'area instabile
Le ricerche, avviate in tempi rapidissimi grazie alla prontezza della chiamata al numero unico di emergenza e alla presenza sul campo di un’unità cinofila da valanga, si sono protratte per ore in condizioni ambientali difficili, segnate da un terreno insidioso e dalla minaccia costante di ulteriori distacchi. All’operazione, coordinata dai nuclei del Soccorso Alpino, hanno preso parte anche elicotteri della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e dell’Elisoccorso regionale, oltre a rinforzi di altre unità cinofile e ai soccorritori della Guardia di Finanza, chiamati a scandagliare un ampio settore della montagna dove la neve accumulata aveva creato un manto spesso oltre un metro. La zona, come hanno sottolineato gli operatori, presentava un quadro complesso, con più valanghe segnalate nello stesso periodo in Friuli Venezia Giulia, fattore che ha aggiunto criticità alla già delicata operazione di localizzazione della persona sepolta.
Il ritrovamento e le cause del decesso
Il senza vita dello scialpinista è stato infine rinvenuto sotto il pesante strato nevoso, dopo un’intensa attività di sondaggio e di ricerca con i cani. I sanitari intervenuti sul posto, valutando le condizioni del ritrovato, hanno potuto stabilire che il decesso non è stato causato dall’ipotermia, bensì dai traumi fisici direttamente subiti durante l’impatto con la valanga e il successivo seppellimento. Questa valutazione, per quanto tecnica, delinea con crudezza la dinamica dell’incidente, confermando come la forza dell’evento sia stata tale da risultare letale in modo immediato, non lasciando spazio a quelle finestre temporali che, in altri casi, possono invece consentire un salvataggio. La vittima, le cui generalità al momento non sono state diffuse nel rispetto della privacy familiare, faceva parte di quel mondo di frequentatori della montagna invernale che, pur preparati, si misurano con un elemento naturale sempre potenzialmente pericoloso.




