Tragedia sul ghiacciaio del Presena, non ce l’ha fatta il giovane scialpinista polacco travolto dalla valanga
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Redazione Interno
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Si è spento all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era stato ricoverato in condizioni disperate, il diciannovenne scialpinista di nazionalità polacca rimasto vittima lunedì di una slavina staccatasi nel gruppo della Presanella. Il ragazzo, che si trovava sul ghiacciaio del Presena insieme al fratello, è stato tradito da un canalone molto ripido ed esposto, a ridosso delle piste battute, a una quota di circa duemilasettecento metri: lì i due avevano evidentemente deciso di avventurarsi, forse per un breve fuoripista, quando la massa nevosa li ha sorpresi e travolti.
Le operazioni di soccorso, scattate immediatamente dopo l'allarme lanciato da alcuni sciatori e dai militari delle truppe alpine presenti in zona, sono state complesse e hanno visto l'intervento tempestivo di due operatori del Soccorso Alpino, già impegnati nel servizio di vigilanza sulle piste. A loro si deve il primo, disperato tentativo di strappare il giovane alla neve che lo aveva semisepolto, ma va detto che il fratello della vittima, rimasto miracolosamente illeso e scampato alla furia della slavina, aveva già iniziato a scavare con le proprie mani, nel tentativo di liberarlo il più in fretta possibile.
Una volta estratto, il diciannovenne si trovava in stato di incoscienza e, come se non bastasse, in arresto cardiocircolatorio; i soccorritori, coadiuvati da un'equipe sanitaria giunta sul posto con un'eliambulanza e supportata da un'unità cinofila, lo hanno sottoposto a manovre di rianimazione che hanno consentito una prima, fragile stabilizzazione. Il trasferimento d'urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento è avvenuto in elicottero, ma le sue condizioni sono rimaste gravissime per tutto il tempo, tanto che i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso nella giornata di ieri, a poche ore dal ricovero.
Le dinamiche dell'incidente e l'area interessata dalla slavina
L'incidente si è verificato nel territorio del Comune di Vermiglio, sul versante trentino del massiccio, una zona particolarmente frequentata da appassionati di sci e scialpinismo ma che, in determinate condizioni, può nascondere insidie mortali. La valanga, distaccatasi all'improvviso, ha percorso il canale travolgendo i due fratelli: uno, come detto, ne è uscito illeso o quasi, mentre l'altro è stato sepolto. I soccorritori, dopo aver messo in sicurezza l'area, hanno effettuato ulteriori battute di ricerca con l'ausilio delle unità cinofile, al fine di scongiurare del tutto l'ipotesi che altre persone potessero essere rimaste coinvolte nella slavina, un protocollo ormai standard in queste evenienze.
Il dolore e la constatazione del decesso dopo il ricovero
Il decesso, avvenuto presso l'ospedale Santa Chiara di Trento, ha trasformato il drammatico soccorso in una tragedia consumatasi a poca distanza dalle piste e sotto gli occhi del familiare. Sul luogo dell'evento, oltre ai sanitari e ai tecnici del soccorso alpino, erano presenti anche i carabinieri di Breno, cui spettano i rilievi per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. L'estrema pericolosità del canalone, la quota e la repentinità del distacco non hanno lasciato scampo al giovane, nonostante la rapidità con cui è stato individuato e dissepolto. La notizia ha scosso l'ambiente degli sciatori e degli operatori della montagna, richiamando l'attenzione sui rischi oggettivi legati alla pratica del fuoripista in condizioni di innevamento particolarmente instabili e in presenza di un rischio valanghe che, in quei giorni, era stato classificato come marcato su buona parte dell'arco alpino.




