Juve Stabia, il tribunale di Napoli dispone l'amministrazione giudiziaria
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Redazione Interno
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Un provvedimento del Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione, emesso il 13 ottobre, ha sancito l'ingresso della S.S. Juve Stabia 1907 in un regime di amministrazione giudiziaria preventiva, nominando due figure esterne con il compito di vigilare sulla società, attualmente saldamente in zona play-off nel campionato di Serie B. La decisione, che segue un sequestro disposto per "violazione del Codice antimafia" su richiesta della Direzione nazionale antimafia ed eseguito dagli agenti della Questura di Napoli, getta una luce inquietante sull'ambiente che circonda il club. La società, da parte sua, ha immediatamente chiarito che il decreto non coinvolge i propri soci interni né il management aziendale, circoscrivendo l'ambito di applicazione a una serie di fornitori esterni che operano all'interno dello stadio.
L'ombra dei clan sui servizi dello stadio
Secondo le indagini, che hanno portato alla misura cautelare, le infiltrazioni di matrice camorristica avrebbero attecchito proprio nella gestione di quei servizi periferici ma essenziali, come la vendita dei biglietti attraverso alcuni esercizi commerciali, la distribuzione di bevande e persino il servizio di ambulanze durante le partite. Le carte investigative, come quelle che descrivono l'episodio del 9 febbraio scorso, dipingono un quadro in cui il controllo del territorio da parte dei clan si estenderebbe senza soluzione di continuità anche all'interno dell'impianto sportivo. In quella circostanza, Giovanni Imparato, un pluripregiudicato indicato come esponente di spicco del gruppo malavitoso dei Paglialoni, venne identificato dalle forze dell'ordine mentre si accingeva a varcare i tornelli riservati ai tifosi della Juve Stabia.
Biglietti omaggio e l'ombra sui festeggiamenti
La presenza di Imparato, il quale si sarebbe vantato con gli agenti affermando “Io faccio cose qui allo stadio che tu non riesci a fare”, viene interpretata dagli investigatori come la punta di un iceberg ben più ampio. Si sospetta, infatti, che il sistema di infiltrazione si basasse su pratiche illecite come la distribuzione di biglietti omaggio o la loro falsificazione, metodi utilizzati per aggirare i provvedimenti di Daspo e consentire l'accesso a soggetti pericolosi. Le ombre proiettate dal decreto non si limitano alla sola società calcistica ma toccano da vicino anche l'amministrazione comunale di Castellammare, poiché nel documento si fa esplicito riferimento alla serata del 29 maggio, quando erano previsti i festeggiamenti pubblici per la squadra al termine di un'annata sportiva di grande successo.
Le conseguenze immediate e la gestione del club
L'immediata conseguenza di questa intricata vicenda giudiziaria, che lega indissolubilmente l'operato di fornitori esterni a presunti interessi malavitosi, è l'arrivo degli amministratori giudiziari. Il loro compito, come spesso accade in casi analoghi, sarà quello di presidiare le attività della società, garantendo che ogni processo, specialmente quelli più esposti a contatti con l'esterno, venga condotto nella massima trasparenza e nel pieno rispetto della legalità. La Juve Stabia, che ha sottolineato come il provvedimento non intacchi la sua struttura proprietaria, si trova ora a dover collaborare strettamente con le figure nominate dal tribunale, bilanciando le esigenze sportive di una squadra competitiva con le stringenti prescrizioni di un percorso di riordino giudiziario.




