Allergie di primavera, pollini e graminacee: come riconoscerle e i rimedi possibili

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Con la primavera che, puntuale come ogni anno, risveglia la natura e la costringe a un tripudio di fioriture, per una fetta consistente della popolazione italiana inizia invece il calvario delle allergie stagionali. Pollini, graminacee e altre particelle biologiche, quelle sospese nell’aria che molti nemmeno notano, diventano nemiche silenziose del sistema immunitario: è lui, il nostro sistema di difesa, a reagire in modo sproporzionato, scatenando una cascata di sintomi che vanno ben oltre il semplice fastidio. Riconoscerli tempestivamente – e qui sta la prima difficoltà, data la loro somiglianza con quelli di un banale raffreddore – è il passo fondamentale per gestirli senza lasciare che condizionino le ore di lavoro, lo studio o persino il riposo notturno.

Occhi che lacrimano e congiuntiviti: l’allarme parte dagli occhi

Gli sbalzi termici di questi giorni, uniti al forte vento registrato la scorsa settimana e alla comparsa massiccia degli allergeni primaverili, hanno già fatto lievitare i casi di irritazioni oculari. Si passa dalle congiuntiviti allergiche – quelle che ti lasciano gli occhi rossi e pruriginosi come se avessi passato ore al mare senza occhialini – alla sensazione spiacevole dell’occhio secco. Il calendario pollinico, va detto, si presenta quest’anno particolarmente atipico e variabile, complice un tempo capriccioso che non segue le vecchie regole. Ma la primavera, nonostante tutto, ha già fatto capolino con le sue fioriture, e gli allergici – poveri loro – se ne sono accorti da un pezzo.

Un italiano su tre combatte con starnuti e naso rosso, e la situazione peggiora

Starnuti a raffica, naso che non smette di colare, occhi che lacrimano in continuazione e il fazzoletto sempre lì, a portata di mano. È la vita in salita per quasi un italiano su tre quando le temperature si alzano. Secondo i dati forniti da esperti come Patella della Siaaic, non solo il numero degli allergici cresce anno dopo anno, ma aumenta anche la cosiddetta “carica pollinica” – ed è questo il dato più preoccupante – perché risulta strettamente legata ai cambiamenti climatici. E se la carica aumenta, aumenta inevitabilmente la gravità dei sintomi. Un tempo, con reazioni allergiche più lievi, si poteva gestire il tutto con semplici farmaci topici. Oggi, invece, serve spesso un’associazione più aggressiva, che combina antistaminico e cortisone topico per tenere a bada i peggiori effetti.

La stagione delle allergie si allunga: quaranta giorni in più in primavera

Per chi soffre di queste ipersensibilità, i tempi duri non solo arrivano, ma si allungano in modo inesorabile. L’aumento delle temperature altera i cicli naturali delle piante – le rose che fioriscono prima, gli ulivi che impazzano oltre misura – e la crescente concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera non fa che intensificarne gli effetti. Il risultato? Il periodo più complesso per gli allergici si allungherà progressivamente di quaranta giorni in primavera e di tre settimane in autunno. È questo il tema centrale affrontato nell’inserto “MoltoSalute”, uscito il 9 aprile in edicola gratuitamente e online con “Il Messaggero” e gli altri quotidiani del Gruppo Caltagirone (tra cui “Il Gazzettino”, “Il Mattino”, il “Corriere Adriatico” e il “Nuovo Quotidiano di Puglia”). Un dato, quello del progressivo allungamento della finestra allergica, che impone una riflessione pratica: non si tratta più di sopravvivere a un paio di settimane di pollini, ma di imparare a convivere con una stagione che non finisce più.

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