Mg, addio alla Cina: la prima fabbrica europea nasce in Spagna con un investimento da 200 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il marchio britannico, che da anni ormai opera sotto il controllo del colosso statale cinese Saic Motor, ha scelto la Galizia per il suo ritorno produttivo sul Vecchio Continente. L’annuncio, arrivato nei primi giorni di giugno, ufficializza un progetto che, stando alle cronache, prevede un esborso iniziale di circa 200 milioni di euro e l’apertura dei cancelli prevista per il 2028.

Una cifra, quella stanziata, che per gli standard industriali europei potrebbe sembrare persino modesta se rapportata alla capacità massima dichiarata di 120 mila veicoli annui, segno forse di un approccio graduale che nella prima fase punterà probabilmente sull’assemblaggio di kit importati prima di avviare una vera produzione locale.

Il sito non sarà semplicemente una linea di montaggio, bensì un polo logistico e di sviluppo pensato per restituire al marchio – celebre per le sue roadster storiche – un polso reale nel continente che ne ha visto la nascita.

La strategia, riassunta dal costruttore nella formula “in Europe, for Europe”, cerca di anticipare le strette doganali dell’Unione Europea sulle elettriche provenienti dalla Cina (che hanno subito un contraccolpo nelle vendite) e di accorciare le distanze con una filiera di fornitura che si vuole più resiliente e autonoma.

A quanto si apprende, la Regione Galiziana ha addirittura dichiarato il progetto come iniziativa industriale strategica, accelerando le pratiche burocratiche in un’area che comprende il porto esterno di Ferrol e un centro logistico ad As Pontes, con l’obiettivo di creare un ecosistema capace di integrare ricerca, produzione e logistica in un unico flusso operativo.

Duemila posti di lavoro e un cantiere che parte nel 2027

Se i numeri dell’investimento raccontano la portata finanziaria dell’operazione, quelli dell’occupazione ne definiscono l’impatto sociale sul territorio. L’indotto previsto dall’arrivo della casa automobilistica si traduce nella creazione di oltre 2.000 posti di lavoro, una boccata d’ossigeno per un’area che storicamente ha sofferto la deindustrializzazione e che ora si prepara a vedere il primo colpo di pala cantieri già nel corso del prossimo anno, il 2027.

Non mancano, naturalmente, le polemiche silenziose o le voci di corridoio: secondo alcune fonti stampa locali, la Spagna ha dovuto vedersela con la concorrenza di altre regioni europee (inclusa l’Asturia) che speravano di aggiudicarsi il maxi-investimento, saldo poi andato alla comunità autonoma del nord-ovest spagnolo dopo mesi di trattative e visite tecniche dei vertici Saic.

Il piano industriale non si limita però a sterilizzare le auto. La nuova struttura, che sorgerà su terreni con un forte scalo marittimo (essenziale per i collegamenti con il Regno Unito, mercato chiave per le vendite), nascerà come un hub completamente connesso: ospiterà laboratori di Ricerca & Sviluppo, depositi di componentistica strategica come le batterie, e una logistica automatizzata pensata per ridurre i tempi di consegna al cliente finale.

Per ora, il management dell’azienda ha tenuto il punto su quali modelli specifici (se la popolare citycar MG4 o una futura vettura ibrida) usciranno dai nastri, ma è chiaro che l’obiettivo è quello di aggirare le barriere commerciali che stanno ridisegnando i rapporti tra Pechino e Bruxelles, scommettendo su una maggiore sostenibilità del ciclo produttivo a fronte degli obiettivi di decarbonizzazione europei entro il 2035.

Resta da vedere come si muoveranno i concorrenti diretti: la mossa di Saic, infatti, rispecchia un esodo più ampio che sta spingendo altri colossi asiatici (come Chery o Byd) a radicarsi nella penisola iberica, terra che ormai è diventata un crocevia obbligato per chi vuole vendere auto elettriche in Europa senza pagare i dazi aggiuntivi.

La fabbrica, una volta a pieno regime, restituirà a un marchio leggendario la sua anima produttiva nel continente che l’ha reso famoso; se questo basterà a ribaltare le sorti di un mercato in piena transizione energetica, lo diranno solo i volumi di vendita dei prossimi anni, ma per gli operai della Galizia che presto torneranno a montare motori, il cambiamento è già iniziato.

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