Rabiot, il milanista dal passato burrascoso e dal carattere schivo
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Redazione Sport
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Adrien Rabiot, che ha vestito la maglia rossonera dopo le ultime, convulse ore di calciomercato, si appresta a vivere la sua prima sfida in un Milan-Bologna che per lui ha il sapore particolare di una rivincita personale. Ad attenderlo, infatti, tra le file degli avversari, c’è Jonathan Rowe, col quale – com’è noto – ebbe un violento alterco lo scorso agosto, quando entrambi militavano ancora nel Marsiglia. Quell’episodio, sfociato in un acceso confronto fisico dopo una partita a Rennes, fu l’epilogo di una tensione latente e uno dei motivi che condussero poi alle loro cessioni parallele.
Il centrocampista francese, presentandosi ai tifosi attraverso un’intervista a DAZN, ha subito rimarcato il suo legame con Massimiliano Allegri, il quale – ha rivelato lo stesso giocatore – lo chiamava “anche prima di essere al Milan”, a sottolineare un rapporto di stima reciproca che va ben oltre la semplice relazione professionale. Un rapporto, quello con l’allenatore, che si è rivelato decisivo nella scelta e che gli è valso la fiducia immediata per un posto da titolare a centrocampo, a fianco di Luka Modric e Youssouf Fofana, in una formazione costretta a fare a meno di Rafael Leao, infortunato, e di un Christian Pulisic non ancora al massimo.
La sua figura, nel panorama del calcio moderno, spicca per una complessità caratteriale che lo rende un “pezzo unico”, difficile da incasellare. Chi lo conosce da tempo lo dipinge come un uomo tendenzialmente riservato, lontano dai riflettori e dai clamori mediatici, ma capace di costruire un ottimo rapporto con i compagni di spogliatoio. Non è un leader nel senso tradizionale del termine, non ama proclami o discorsi plateali, ma lo diventa attraverso l’esempio quotidiano e una dedizione al lavoro che pochi possono eguagliare.




